Lo sport italiano sta vivendo una stagione di successi senza precedenti, al netto del calcio. La nazionale azzurra, è reduce dall’ennesima mancata partecipazione al mondiale, la terza consecutiva, umiliante conseguenza di un sistema che va rifondato a partire dai settori giovanili. Viceversa nel tennis l’Italia è protagonista non solo grazie alla classe di Jannik Sinner, numero 1 al mondo, che oggi giocherà la seconda finale consecutiva a Wimbledon. Flavio Cobolli è nella top 10 del ranking ATP ed ha recentemente sfiorato il successo al Rolando Garros. Dopo oltre 70 anni, in Formula 1 c’è un pilota italiano che fa battere il cuore degli appassionati grazie al suo straripante talento. In poco più di un anno, il driver bolognese ha conquistato tutti. Toto Wolff, suo mentore sin dalle categorie propedeutiche, non ha mai avuto dubbi sullo spessore del suo campione. La leadership mondiale e le prestazioni convincenti hanno catapultato il pilota diciannovenne in una nuova dimensione in cui la pressione mediatica può rivelarsi nociva. Lo sa bene il boss del team Mercedes che lo sta proteggendo dalle conseguenze deleterie della improvvisa popolarità planetaria. Per i fan italiani, si tratta di una situazione inedita. L’ultimo driver del belpaese in lotta per il titolo è stato Michele Alboreto nel lontano 1985, finchè il “Drake” decise di passare dai turbo KKK a quelli Garrett sulla Ferrari 156-85. Un cambio voluto da Enzo Ferrari convinto che il fornitore tedesco favorisse la McLaren Porsche. Decisione che si rivelò disastrosa, causando rotture continue e compromettendo la rincorsa al titolo mondiale del compianto pilota milanese. Tornando ai nostri giorni, lo scenario è assai diverso. Kimi Antonelli indossa la divisa Mercedes e in questa stagione la Ferrari è competitiva ai massimi livelli. Il sondaggio di StageUp e Ipsos-Doxa, per la rosea, certificherebbe il boom di Antonelli: in Italia raccoglie il 33,1% delle preferenze, esattamente quanto la Rossa. Un risultato clamoroso nel paese in cui il Cavallino Rampante è più di una nazionale ma una vera e propria fede. Ragion per cui qualsiasi pilota proveniente da ogni angolo del pianeta è sempre stato supportato per il semplice motivo di indossare la divisa del Cavallino Rampante. Sono lontani i tempi in cui a Imola si fischiò Riccardo Patrese dopo l’uscita alle acque minerali spalancando le porte della vittoria a Tambay un anno dopo la morte di Gilles Villeneuve. Sicuramente il tifo in Formula 1 è cambiato avvicinandosi a quello della MotoGP più diretto verso i centauri che verso le case costruttrici. Tuttavia si fa onestamente fatica a pensare il suddetto sondaggio fotografi correttamente la ripartizione del tifo, almeno alle nostre latitudini. Fermiamoci a pensare solo per un attimo se Kimi vincesse il titolo per un manciata di punti su Lewis Hamilton o Charles Leclerc. L’effetto sarebbe devastante per la rossa. Il digiuno mondiale del team di Maranello proseguirebbe dall’ormi lontano 2007, un anno dopo la nascita dell’enfant prodige bolognese. La sensazione è che il tifo in Italia stia vivendo un cambio generazionale figlio degli insuccessi della Ferrari e dalla contemporanea ascesa di un pilota destinato a diventare un fenomeno della categoria. Tuttavia se davvero la Ferrari dovesse giocarsi i titoli i sondaggi darebbero risultati assai diversi.