Antonelli come la Ferrari: il tifo in Italia sta cambiando pelle?
Dopo oltre 70 anni, in Formula 1 c’è un pilota italiano che fa battere il cuore degli appassionati grazie al suo straripante talento al punto da scalfire le preferenze dei fan italiani.

12/07/2026 11:45:00 Tempo di lettura: 3 minuti

Lo sport italiano sta vivendo una stagione di successi senza precedenti, al netto del calcio. La nazionale azzurra è reduce dall’ennesima mancata partecipazione al Mondiale, la terza consecutiva, umiliante conseguenza di un sistema che va rifondato a partire dai settori giovanili.

Viceversa, nel tennis l’Italia è protagonista non solo grazie alla classe di Jannik Sinner, numero 1 al mondo, che oggi giocherà la seconda finale consecutiva a Wimbledon. Flavio Cobolli è nella top 10 del ranking ATP e ha recentemente sfiorato il successo al Roland Garros.

Dopo oltre 70 anni, in Formula 1 c’è un pilota italiano che fa battere il cuore degli appassionati grazie al suo straripante talento. In poco più di un anno, il driver bolognese ha conquistato tutti. Toto Wolff, suo mentore sin dalle categorie propedeutiche, non ha mai avuto dubbi sullo spessore del suo campione.

La leadership mondiale e le prestazioni convincenti hanno catapultato il pilota diciannovenne in una nuova dimensione, in cui la pressione mediatica può rivelarsi nociva. Lo sa bene il team principal Mercedes, che lo sta proteggendo dalle conseguenze della sua improvvisa popolarità planetaria.

Per i tifosi italiani si tratta di una situazione inedita. L’ultimo pilota del Bel Paese in lotta per il titolo è stato Michele Alboreto nel lontano 1985, finché il “Drake” decise di passare dai turbo KKK a quelli Garrett sulla Ferrari 156-85. Un cambio voluto da Enzo Ferrari, convinto che il fornitore tedesco favorisse la McLaren Porsche.

Una decisione che si rivelò disastrosa, causando rotture continue e compromettendo la rincorsa al titolo mondiale del compianto pilota milanese.

Tornando ai giorni nostri, lo scenario è assai diverso. Kimi Antonelli indossa la divisa Mercedes e, in questa stagione, la Ferrari è competitiva ai massimi livelli. Il sondaggio di StageUp e Ipsos-Doxa, realizzato per la Gazzetta dello Sport, certificherebbe il boom di Antonelli: in Italia raccoglie il 33,1% delle preferenze, esattamente quanto la Rossa.

Un risultato clamoroso nel Paese in cui il Cavallino Rampante è più di una nazionale: è una vera e propria fede. Ragion per cui qualsiasi pilota proveniente da ogni angolo del pianeta è sempre stato sostenuto per il semplice fatto di indossare la divisa del Cavallino Rampante.

Sono lontani i tempi in cui a Imola si fischiò Riccardo Patrese dopo l’uscita alle Acque Minerali, spalancando le porte della vittoria a Tambay, un anno dopo la morte di Gilles Villeneuve. Sicuramente il tifo in Formula 1 è cambiato, avvicinandosi a quello della MotoGP, più orientato verso i piloti che verso le case costruttrici.

Tuttavia, si fa onestamente fatica a pensare che il suddetto sondaggio fotografi correttamente la ripartizione del tifo, almeno alle nostre latitudini. Fermiamoci a pensare, anche solo per un attimo, a cosa accadrebbe se Kimi vincesse il titolo per una manciata di punti su Lewis Hamilton o Charles Leclerc.

L’effetto sarebbe devastante per la Ferrari. Il digiuno mondiale del team di Maranello proseguirebbe dall’ormai lontano 2007, un anno dopo la nascita dell’enfant prodige bolognese.

La sensazione è che il tifo in Italia stia vivendo un cambio generazionale, figlio degli insuccessi della Ferrari e della contemporanea ascesa di un pilota destinato a diventare un fenomeno della categoria. Tuttavia, se davvero la Ferrari dovesse giocarsi i titoli, i sondaggi darebbero risultati assai diversi.

 

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