Il Gran Premio d’Ungheria offrirà uno dei confronti più interessanti tra le monoposto della precedente generazione e le nuove Formula 1 introdotte nel 2026. Nel tortuoso Hungaroring i piloti terranno l'acceleratore completamente aperto per solo il 26% del tempo sul giro, e di conseguenza non dovrebbe essere particolarmente complessa la gestione dell'energia. I dati elaborati da Brembo mostrano inoltre come, nonostante quello ungherese resti un circuito particolarmente severo per gli impianti frenanti, le vetture attuali richiedano ai piloti uno sforzo inferiore rispetto a dodici mesi fa, con le tante frenate che saranno i principali momenti di ricarica.
Il tracciato, lungo 4.381 metri, ha ottenuto dagli ingegneri Brembo un indice di difficoltà pari a 4 su 5. I freni vengono utilizzati per il 22 per cento della gara e, in ciascun giro, entrano in funzione in otto delle quattordici curve, per un tempo complessivo di 16,7 secondi.
Tre frenate sono classificate come Hard, una come Medium e quattro come Light. Una distribuzione che conferma la particolare natura dell’Hungaroring, caratterizzato da numerose curve ravvicinate, poche occasioni di raffreddamento e una successione quasi continua di accelerazioni e decelerazioni.
Il punto più impegnativo per l’impianto frenante resta la prima curva dopo il traguardo. Al termine del rettilineo principale le monoposto raggiungono i 332 km/h, prima di rallentare fino a 99 km/h.
La frenata dura 3,58 secondi e si sviluppa su una distanza di 172 metri. In questa fase i piloti devono sopportare una decelerazione di 4 g, esercitando sul pedale del freno un carico di 119 kg. La potenza frenante raggiunge invece i 1.760 kW. Numeri elevati, soprattutto considerando che la staccata arriva al termine di un rettilineo sul quale le monoposto possono sfruttare pienamente l’aerodinamica attiva e la potenza della nuova generazione di power unit.
Il dato più significativo emerge però dal confronto con il Gran Premio d’Ungheria 2025. Le caratteristiche delle vetture 2026 hanno infatti reso alcune frenate meno intense, allungando gli spazi e riducendo le sollecitazioni fisiche sui piloti.
Alla curva 2, lo scorso anno, le monoposto perdevano 160 km/h in 2,59 secondi, percorrendo 122 metri. Nel 2026 la riduzione di velocità prevista è leggermente inferiore, pari a 156 km/h, ma richiede 2,85 secondi e uno spazio di 143 metri.
La distanza di frenata aumenta quindi di 21 metri, mentre la decelerazione scende da 4,2 a 3,7 g. Anche il carico esercitato sul pedale diminuisce in modo evidente, passando dai 144 kg del 2025 ai 110 kg previsti quest’anno. Spazi di arresto più lunghi favoriscono infatti una maggiore rigenerazione dell’energia, mentre l’intervento dell’MGU-K sull’asse posteriore condiziona il comportamento della vettura in ogni fase di rallentamento.
Questo è il terzo dei sei approfondimenti che proponiamo regolarmente su formula1.it per accompagnare l’avvicinamento a ogni weekend di gara: oltre all'analisi Brembo, trovano spazio lo studio e le informazioni Pirelli, la programmazione TV e streaming dell’evento, gli aggiornamenti ufficiali, le prime immagini e i setup dalla pitlane, oltre alla tabella delle componenti della power unit utilizzate.