Guenther Steiner non esclude un possibile ritorno in Formula 1, ma solo se gli venisse offerta una sfida senza precedenti: un progetto da costruire, non un ruolo da occupare. Per lui, il punto non è la conquista del titolo, ma la possibilità di plasmare qualcosa con le proprie mani.

L’ex team principal della Haas, Guenther Steiner, ha rivelato che sarebbe disposto ad assumere un nuovo ruolo in Formula 1, a condizione che venga soddisfatto un aspetto fondamentale. Il manager italo-americano vanta decenni di esperienza ai massimi livelli dell’automobilismo, con una carriera che ha incluso ruoli di rilievo in diverse scuderie.
Steiner è stato amministratore delegato della Jaguar Racing dal 2001 al 2003, prima di passare alla Red Bull Racing, dove ha lavorato come direttore delle operazioni tecniche tra il 2005 e il 2006. In seguito è diventato una delle figure chiave dietro l’ingresso della Haas in F1, guidando la scuderia americana dalla sua fondazione nel 2014 fino alla sua partenza alla fine del 2023.
Più recentemente, Steiner ha intrapreso un nuovo capitolo al di fuori della Formula 1, diventando amministratore delegato e comproprietario del team Tech3 di MotoGP nel 2026. Un passaggio che racconta la sua natura: non un uomo da scrivania, ma da costruzione, da visione e da progetto, soprattutto una persona che si mette costantemente in gioco.
Ospite del podcast Up to Speed, Steiner ha spiegato che prenderebbe in considerazione un ritorno in Formula 1 solo se si presentasse il progetto giusto, piuttosto che accettare semplicemente un altro incarico, come accaduto con la Haas.
È per questo che ha sottolineato come gran parte della sua carriera negli ultimi due decenni abbia ruotato attorno a progetti che gli hanno permesso di costruire e plasmare qualcosa con le proprie mani, perché un ruolo convenzionale non gli garantirebbe l’entusiasmo che cerca.
«Tornerò se ci sarà un progetto che mi piace, lo dico sempre; ma solo per tornare e fare un lavoro, no. Ci sono così tante cose che mi piace fare. Se guardi a me, negli ultimi 10, 15 o anche 20 anni, si è sempre trattato di progetti. Non si trattava di accettare un lavoro, perché limitarsi a svolgere un lavoro, in realtà... non direi che per me sia noioso, ma non offre abbastanza entusiasmo.»
Per Steiner, un eventuale ritorno dovrebbe quindi rappresentare una vera sfida e garantirgli la libertà di essere parte attiva nel progetto. Il titolo associato alla posizione, invece, avrebbe poca importanza.
«Deve essere qualcosa che mi metta davvero alla prova. Un progetto significa qualcosa che puoi plasmare tu stesso. Non si tratta solo di entrare a far parte di un’organizzazione, perché non vivo in funzione di un titolo professionale. Non mi interessa minimamente il titolo professionale.»
È in quest’ottica che la Formula 1, per lui, assume il valore di una costruzione, non semplicemente di un lavoro. Se tornerà, sarà per guidare un progetto che gli permetta di lasciare un’impronta, non per occupare una casella nell’organigramma, anche perché quel ruolo lo ha già svolto.
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