F1, software contro talento: McLaren difende ciò che fa davvero la differenza
12/08/2026 22:30:00 Tempo di lettura: 5 minuti

Le critiche mosse dai piloti contro il software che gestisce l’energia delle nuove vetture sono sempre più forti, ma la McLaren sostiene che, nonostante la tecnologia, il talento si conferma essere l’elemento decisivo: chi sa capire la macchina, chi sa pensare mentre guida, chi sa adattarsi, continuerà a emergere nonostante un regolamento che sembra mettere in ombra proprio quest’ultimo aspetto.

 

La ribellione dei piloti contro il software: “Un modo schifoso di correre”

F1, software contro talento: McLaren difende ciò che fa davvero la differenza

Le lamentele sono iniziate prima ancora che la stagione prendesse forma. I piloti parlano di un controllo eccessivo del software, soprattutto sui circuiti “a basso consumo energetico”, dove le nuove vetture faticano a ricaricare le batterie durante il giro. La modifica regolamentare introdotta per il Gran Premio di Miami ha ridotto in parte il famigerato «yo-yo racing», ma non ha risolto il problema. Infatti, durante il Gran Premio del Belgio a Spa, Oscar Piastri lo ha detto senza filtri:

«Un modo piuttosto schifoso di correre».

E c’è chi invoca addirittura il regolamento sportivo, citando la sezione B1.9.1:

«Il pilota deve guidare la vettura da solo e senza alcun aiuto».

Ma la realtà è più complessa di come appare: le vetture attuali dipendono da una gestione energetica quasi scientifica. La batteria deve essere ricaricata durante il giro e il software interviene per evitare cali improvvisi di potenza. Non si tratta solo di sicurezza: è prestazione. Gli ingegneri cercano il “giro ottimale”, la combinazione perfetta tra recupero ed erogazione di energia. Quanto introdotto a Miami ha reso la velocità più costante, ma ha anche aumentato la necessità di una guida disciplinata: un pilota troppo aggressivo in una curva consuma più energia e si ritrova penalizzato nel resto del giro.

È un mondo nuovo, dove il rischio non paga più come prima.

 

La risposta della McLaren: “I migliori resteranno i migliori”

Durante una tavola rotonda estiva, Neil Houldey, direttore tecnico della McLaren, ha offerto una prospettiva diversa. Non negando la complessità, ma ribadendo un principio semplice: il talento non è stato cancellato.

«In realtà, i piloti che capiscono cosa devono fare, quelli che sono sempre concentrati, quelli che sono i migliori piloti di F1 al mondo, sono quelli che continueranno a essere i più veloci», ha dichiarato a Motorsport quando gli è stato chiesto se oggi sia ancora possibile valutare davvero le prestazioni dei piloti con un regolamento così complesso.

Infatti, non è più solo una questione di velocità pura:

«Non è solo una questione di velocità massima, ma dei processi mentali che avvengono in sottofondo e che determinano il tempo sul giro».

Ha citato Spa come esempio esplicativo di questa visione:

«Oscar ha effettivamente ricevuto una strategia di utilizzo leggermente diversa, il che gli è costato un paio di decimi, ma è rimasto al passo con Lando».

E poi ha aggiunto una frase che è quasi una tesi tecnica e filosofica insieme:

«Si vede comunque la differenza tra i piloti bravi e quelli meno bravi nel tempo sul giro complessivo e poi anche in gara».

Per Houldey, il software può penalizzare un pilota in una sessione o in una gara, ma alla fine della stagione la gerarchia emerge nonostante tutto:

«Alla fine tutto si bilancia… continuo a pensare che alla fine della stagione siano i piloti migliori a emergere».

 

Un nuovo equilibrio tra rischio e disciplina

Il cuore del problema è la ripartizione quasi 50:50 tra energia elettrica e motore termico. La batteria deve essere gestita con precisione e il software interviene per modulare l’erogazione. Questo cambia il modo di guidare: l’aggressività non paga più come prima, perché ogni errore costa energia e posizione.

Houldey lo riassume così:

«È sicuramente un gioco che richiede più riflessione».

E aggiunge:

«Non solo devi trovare le giuste velocità in curva, ma devi anche gestire in modo assolutamente corretto il modo in cui impieghi la tua energia, la posizione dell’acceleratore e tutto il resto».

È una sfida doppia: per gli ingegneri, che devono modellare una vettura complessa, e per i piloti, che devono guidarla con una precisione mentale nuova.

«Alla fine, come sempre, è la migliore combinazione di vettura, pilota e team di ingegneri a ottenere i risultati migliori».

 

Il software ha cambiato la Formula 1, ma non l’ha snaturata del tutto. Le vetture sono più complesse, la guida è più disciplinata, il margine di errore è più sottile. La tecnologia può quindi modificare il modo in cui si guida, ma secondo la McLaren non può cancellare ciò che distingue davvero un pilota dall’altro: la capacità di comprendere la vettura, adattarsi alle sue esigenze e prendere le decisioni giuste mentre tutto accade a oltre 300 km/h.

 

 

Foto copertina x.com

Foto interna x.com

Seguici anche su Instagram Grafiche, stories, curiosità e video sulla Formula 1.
Seguici

Tag
mclaren | software | piloti |