Piastri, non un solo errore: ecco perché è finito sesto
26/08/2026 14:30:00 Tempo di lettura: 4 minuti

Oscar Piastri è uscito da Zandvoort con una verità che pesa molto più del risultato e dei punti ottenuti: non è stato un singolo errore a rovinare la sua gara, ma una serie di dettagli che, sommati, hanno costruito un pomeriggio da dimenticare. La strategia iniziale, il pit stop lento, il secondo stint ingestibile, l’episodio con Russell: nulla, da solo, avrebbe distrutto la sua corsa. Insieme, sì. E proprio le sue parole raccontano una domenica che non si è spezzata in un punto preciso, ma si è sgretolata giro dopo giro, fino a trasformare una partenza promettente in un sesto posto amaro, con la consapevolezza che si poteva e si doveva ottenere di più.

Una partenza promettente, poi la gara si spezza in frammenti

Piastri, non un solo errore: ecco perché è finito sesto

Oscar Piastri era arrivato a Zandvoort con tutto per costruire una grande domenica: seconda fila, ritmo solido, una McLaren che con Lando Norris avrebbe poi dominato la gara. Per qualche giro, la sensazione era quella giusta: dopo la bandiera rossa, l’australiano si era rimesso in quinta posizione, aveva superato George Russell e Charles Leclerc, e la McLaren sembrava avere due vetture in lotta per una doppietta. Eppure, quella sensazione di poter fare bene si è via via persa. Piastri non cerca un colpevole unico, non punta il dito: analizza quanto successo per fare in modo che non ricapiti più.

La strategia iniziale, pensata per arrivare lunghi con le gomme dure, si è rivelata fragile. Lo racconta lui stesso:

«L’idea era di partire con le gomme dure e poi arrivare fino alla fine, ma è diventato chiaro abbastanza rapidamente che le dure non erano poi così ottimali – ma non credo che questo aspetto sia stato un grosso problema.»

Poi arriva il pit stop lento, quello che gli costa la posizione su Russell. Un episodio che pesa, ma che Piastri non trasforma in alibi:

«Ovviamente, il primo pit stop lento è stato un po’ doloroso, e anche il ritmo successivo è stato difficile… ma non credo che la nostra strategia sia stata davvero il problema della nostra gara.»

Il secondo stint e il momento in cui tutto precipita

Il primo set di gomme dure era stato gestibile, anche se non era apparso brillante, mentre il secondo, al contrario, è stato il punto di rottura. Piastri lo racconta con una lucidità che non cerca attenuanti:

«Il degrado del primo set di pneumatici duri mi è sembrato accettabile. Il secondo set è andato bene per circa cinque giri, poi ho perso completamente aderenza all’avantreno.»

Cinque giri di performance e poi nulla. Da lì, la gara non è più tornata nelle sue mani e non si tratta di errori commessi dal pilota australiano, quanto piuttosto di una concatenazione di micro-eventi che hanno costruito un pomeriggio complicato. E c’è anche un episodio “strano”, quello che spezza definitivamente il suo ritmo:

«Partendo quinto alla ripartenza, sono riuscito a superare all’esterno… Poi, alla curva 7, la centralina di George è passata in retromarcia… Da lì in poi è andato tutto in malora.»

Un dettaglio assurdo, imprevedibile, che si aggiunge agli altri. Ancora una volta, non si è trattato solo di un singolo problema, ma di una somma. Piastri lo ribadisce più volte, quasi a voler mettere ordine nel caos:

«Non c’è davvero un unico problema evidente… Poi il secondo stint con le gomme dure è andato bene per i primi cinque giri, dopodiché è stato un disastro.»

La sua McLaren era forte e l’ha dimostrato Norris vincendo. Al contrario, la gara dell’australiano è stata una sequenza di piccoli cedimenti che, messi insieme, hanno creato un distacco di 32 secondi.

Foto copertina x.com

Foto interna x.com

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