Magra consolazione

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La vittoria della Ferrari fa bene al morale, anche perché non si butta via niente, ma d’altro lato aumenta i rimpianti per quanto è successo nella trasferta asiatica e, perché no, anche nella partenza del GP del Messico ...

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La vittoria della Ferrari fa bene al morale, anche perché non si butta via niente, ma d’altro lato aumenta i rimpianti per quanto è successo nella trasferta asiatica e, perché no, anche nella partenza del GP del Messico.

Vettel (voto 10) ha guidato senza le pressioni del titolo mondiale e lo si è visto alla prima curva, quando è entrato con la giusta decisione facendo subito capire a Bottas chi avrebbe comandato. Perfetta anche la strategia dei box: in quel frangente, così come nel primo giro, è stato chiaro che la Rossa abbia usato una mappatura estremamente spinta per poi tornare in modalità standard nel resto della gara, sia per preservare le gomme (anche se ci è parso che le due soste sarebbero state più redditizie) sia per non rischiare guai meccanici.

Benino anche Raikkonen (7), anche se avrebbe potuto/dovuto puntare al secondo posto, considerando sia le performance della monoposto sia la giornata storta del connazionale della Mercedes (6), ma quantomeno ha avuto il merito di tenere a bada Hamilton (7) in quella che troppi hanno individuato come trionfale cavalcata.


In realtà non sapremo mai quale fosse il vero potenziale della freccia d’argento: la vettura del neo campione del mondo era di fatto una macchina completamente diversa da quella con cui si sarebbe dovuto classificare, anche a livello di assetto. Inoltre Lewis ha potuto iniziare la gara con le gomme “giuste”: ancora una volta infatti la Pirelli ha fatto casino con i colori, visto che le rosse andavano meglio delle gialle solo al primo giro. Aggiungendo che, nell’arco di un giro, è passato dall’ultima alla quattordicesima posizione senza fare un sorpasso e che quasi tutte le posizioni recuperate sono state per merito del super motore Mercedes a suo agio in una pista dove superare è facilissimo, di fatto la quarta posizione ci pare il minimo sindacale.

Molto più impressionante il recupero di Ricciardo (9), che si è dovuto inventare delle staccate da urlo alla curva di Senna con una Red Bull incredibilmente normalizzata (compresa quella del bravo Verstappen, voto 8) dopo la dimostrazione di forza in Messico.

Massa (8) ha disputato una degna gara di addio (sarà vero?), approfittando della safety car per sorprendere Alonso (8), e conquistando così il titolo del best of the rest, ma anche lo spagnolo ci ha messo come solito del suo per portare la McLaren in posti che onestamente non le competono.

La maglia nera della domenica va senza dubbio a Stroll (3), pilota che non è in grado di superare (ma nemmeno di andare forte) e Grosjean (1) che, assieme all’inesorabile marcia del gambero, prosegue a prendersela con tutti (Ocon che non doveva esserci, la gomma che era troppo calda, il freno che era troppo freddo, la giuria che era troppo cattiva) pur di non ammettere la più lampante verità: è scarso e arrogante. Fossimo nel garage della Haas inizieremmo a guardarci intorno con una certa fretta…

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