Verstappen, adesso basta

Verstappen, adesso basta

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Errare è umano, ma preservare è diabolico.

E perseverare è quello che riesce al meglio a Max Verstappen, ma perseverare non nel raggiungimento di un obiettivo, bensì nel continuare a commettere errori a raffica.

Errori che, alle volte compromettono i suoi risultati, come il testacoda di Melbourne, ma alle volte compromettono le gare altrui.

Ed è qui che il "talento" Olandese pecca ad alti livelli, nel non considerare che i suoi errori possono avere delle serie conseguenze sugli altri, sia in termini di tisultati, sia in termini di sicurezza, sua e per gli altri.

Una miriade, gli errori di Max a danno della concorrenza, come il crash di oggi su Vettel, il crash con Grosjean a Monaco nel 2015 alla prima staccata, la partenza del GP di Spagna la scorsa stagione, e molti altri.

"Motorsport is dangerous", si legge sui pass per accedere nei vari paddock del Mondo, e la frase non è messa lì per caso, ma per ricordare a tutti che in pista ci si può fare male, da soli, per andare più veloci degli altri, sempre, ma sempre con rispetto reciproco tra piloti, tutti consapevoli dei rischi e determinati a non farsi del male tra loro, causando inutili crash.

Tutto l'opposto insomma di ciò che vediamo fare a Max Verstappen, pilota veloce, ma talvolta molto molto, troppo aggressivo, il quale percorrere ogni giro, ogni frenata come fosse quella dell'ultima curva all'ultimo giro.


Aggressività dovuta alla sua giovane età, potrebbero sostenere in molti. Vero, ma la sua età è giovane in termini assoluti, anagrafici, ma non in termini di esperienza in F1.

Il pilota Red Bull, ad oggi è alla sua quarta stagione nel Circus, e la terza in un top team.
Anni molti, esperienza molta, ma crescita zero, poiché dal giorno del suo debutto ad oggi, l'Olandese non ha praticamente imparato nulla dai suoi errori, troppe volte ai danni degli altri, e continua a commetterne come niente fosse.

Ma la parte peggiore del personaggio Verstappen è la sua arroganza, nel credere di essere sempre il migliore e nel voler aver sempre ragione, non ammettendo mai i suoi errori e le sue colpe, ed anzi tentando di affibbiarle ad altri.

Un modo di guidare, anzi di essere, che non viene però punito a sufficienza ne dalla direzione gara, ne tanto meno dal suo team, che addirittura nel 2016, fece fuori Daniil Kvyat, dopo due gare dove fu più aggressivo del solito, proprio per far spazio al figlio d'arte.

Personaggio, Max, che è stato accolto come manna dal cielo dalla F1, in quanto è aggressivo come non lo sono gli altri piloti, ma commettendo il madornale errore di scambiare la sua irruenza come il vero fattore di show, non pensando che alla gente non piacciono gli "sfasciamacchine" ma i driver duri e puri, ma corretti, che si diventono, tra loro, battagliando senza oltrepassare i limiti, fanno divertire anche i fan.

Max, che è quello che è oggi, anche a causa del padre, oppressivo e possessivo, presente anche troppo nella vita del figlio, fin dalla sua nascita e sin dai primi giri in kart, sul quale mette una enorme pressione, per far avere a lui, ciò che lui in F1 non ha mai avuto e mai potuto avere a causa delle sue scarse abilità di guida.

Pressione che dunque spinge Max a voler spaccare il mondo ogni qualvolta scende in pista per soddisfare le aspettative, che il padre e tutto il paddock hanno su di lui, ma che lo portano però a fare errori in continuazione.

Situazione di odio da parte di gran parte dei fan, sportivamente parlando ovviamente, nella quale Max si è cacciato, e dalla quale, senza un suo cambiamento e mea culpa sarà impossibile uscire.

Ma per uscirne, al figlio di Jos, basterebbe semplicemente guardare nell'altra metà del suo garage, a Daniel Ricciardo, il quale è invece un vero maestro nel fare dei numeri impressionati al volante, anche molto aggressivi, ma ben calcolati e non pericolosi per gli altri driver.

Anche gli altri piloti dovrebbero "aiutarlo" in qualche maniera, sia con le buone, a parole, ma non come fatto finora, rilasciando dichiarazioni di facciata solamnete ai media, ma mai parlando con lui, faccia a faccia anche, se necessario, alzando i toni, ma mantenendo la cosa privata e forse più efficace

 

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