Marchionne, il presidente sfortunato

Sergio Marchionne, il presidente sfortunato

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Purtroppo è arrivata la notizia ufficiale, Sergio Marchionne si è spento, stroncato dalle conseguenze dell'operazione alla spalla destra effettuata alla fine di Giugno.

Un manager che si è formato da solo, che contando solo sulle sue forze si è prima conquistato la fiducia della famiglia Agnelli, i quali lo hanno posto a capo di FCA nel 2004, e poi si è via via conquistato posti di comando in altre aziende di primo piano, come Ferrari ad esempio.

Incarichi nei quali Marchionne ha messo al primo posto il conseguimento dei risultati prefissati, portati a termine con enorme professionalità e grazie al duro lavoro, sempre al primo posto.

Professionalità che ha semrpe messo in gioco, ma da quando aveva assunto la presidenza della Ferrari, nell'ottobre 2014, aveva anche messo in gioco la passione, enorme, che nutriva per la Casa di Maranello, che senza dubbio lo ha aiutato nella riorganizzazione della Rossa.

Maranello dove aveva sfidato tutti, scettici e detrattori, all'inizio del suo mandato, e dove alla fine aveva conquistato tutti, grazie proprio al suo amore e passione per la Ferrari, che aveva plasmato a sua immagine e somiglianza, applicando le sue idee controcorrente ma vincenti.

Aveva portato a termine tutti i suoi obiettivi, anche dal punto di vista aziendale/finanziario, ottenendo la quotazione in borsa del Cavallino, e portando a casa risultati record di vendite e ricavi.

Aveva anche programmato modelli fino al 2021, modelli che, se verranno effettivamente prodotti, garantiranno alla Rossa un roseo futuro, e soprattutto garantiranno alla Rossa di essere proiettata nel futuro, poiché si parla di SUV e supercar 100% elettrica.

Risultati, ottimi e incoraggianti anche per il team di Formula Uno, che Sergio aveva ereditato in una situazione di profonda crisi tecnica nel 2014, e che dopo nemmeno 4 anni, dopo essere stato organizzato puntando forte sulle risorse interne e sul made in Italy, si trova in piena lotta per il Titolo Mondiale.

Una sfida, quella della Rossa, che Marchionne aveva voluto e ottenuto, spodestando Luca di Montezemolo, e che ora dopo quasi quattro anni di duro lavoro, stava iniziando a pagare, a dare la gloria e le lodi agli artefici di tutto questo.

Un periodo che la Rossa si spera si appresti a vivere, di gloria, di ottitmi risultati di vendite e di vittorie in Formula Uno, che avrebbe premiato il "motore primo" di tutto questo, Sergio Marchionne, che per godersi tutto ciò era pronto anche a trasferirsi a Maranello dopo aver lasciato i suoi incarichi in FCA, ma il destino è stato beffardo con lui, e non gli ha concesso la "pensione" che si era immaginato.

Una "pensione" invidiabile, ma più che comprensibile visti i 14 anni di durissimo lavoro in Fiat senza orari, soste e vacanze, che avrebbero logorato chiunque, una “pensione” che Sergio voleva godersi facendo tutto il contrario di quanto fatto nel suo periodo da CEO di FCA, ovvero stabilirsi stabilmente in un luogo, Maranello, e gestire, per la prima volta, un'azienda florida e sana e non sul baratro, da risanare.

Un destino che ha fatto si che lavorasse sino alla fine, senza mai fermarsi, neanche davanti alla malattia della quale, secondo alcuni era già a conoscenza, fino al raggiungimento dei suoi obiettivi in FCA, e poi niente più, nessuna pensione d'oro in Ferrari, nessuna pensione nella sua villa in Svizzera, nessun riposo, niente.

Un destino che lo ha portato via troppo presto, ingiustamente, sia per il bene che in qualche modo aveva fatto agli operai del gruppo FCA, salvandoli dalla chiusura e dando loro un futuro, un lavoro certo, e sia per il fatto che avrebbe potuto dare ancora molto con la sua attività manageriale, sia al gruppo Fiat, sia soprattutto in Ferrari.

Un destino che farà si che i prossimi successi della Rossa, che tutti vogliono e che si spera arriveranno, saranno festeggiati non dall'artefice dei successi stessi, colui che ha posto le fondamenta dei successi stessi, ma dai suoi successori che si ritrovano a gioire grazie al lavoro altrui. 


Un destino che forse lo farà passare alla storia, almeno dei tifosi Ferrari e appassionati di Formula Uno, come il Presidente sfortunato, colui che ha lavorato duro, molto, ha rischiato e avuto ragione, si è conquistato il rispetto degli avversari e dei tifosi, ma non potrà mai, purtroppo, gioire del suo lavoro, e mai vedere il suo lavoro realizzato.

Non potrà mai vedere, o magari potrà vedere da lassù, i suoi uomini togliere il sorriso dalla faccia degli avversari.
 


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Alla fine Sergio Marchionne si è spento, purtroppo in una fase in cui stava iniziando a raccogliere ...

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