I due incubi di Maranello

I due incubi di Maranello

L’affidabilità è una componente essenziale dello sport automobilistico, e non ha nulla a che fare con la sfortuna. Non conta essere i più veloci, se non si vede la bandiera a scacchi, o se a 15 giri dalla fine si perdono i 150 CV della MGU-H ...

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L’affidabilità è una componente essenziale dello sport automobilistico, e non ha nulla a che fare con la sfortuna. Non conta essere i più veloci, se non si vede la bandiera a scacchi, o se a 15 giri dalla fine si perdono i 150 CV della MGU-H, come è capitato ieri a Charles Leclerc.

La Ferrari, come sembrerebbe, ha fatto quest’anno una scelta aggressiva sulle componenti motoristiche, per compensare le carenze telaistiche, specie in termini di carico aerodinamico, da sempre tallone d’Achille della rossa, ma anche di efficienza aerodinamica; grandi velocità in rettilineo, come sottolineavano con stupore anche Hamilton e Toto Wolff dopo le qualifiche in Bahrein, ma anche più rischi di rotture. Un segnale c’era già stato nei test a Barcellona, con i problemi nell’ultimo giorno di test, pare al turbocompressore; per questa ragione, a Melbourne i tecnici di Maranello hanno presentato mappature più blande, e per questo motivo Vettel e Leclerc erano lenti sul dritto, e non hanno potuto combattere le Mercedes; problemi che sembravano risolti in Bahrein, ma ecco l’inconveniente alla parte elettrica della PU di Leclerc. Forse 3 indizi non fanno una prova, ma certo danno da pensare… c’è da chiedersi se il problema di ieri sia strutturale, cioè legato ad una concezione della PU troppo spinta, e quindi portato a ripetersi nel corso della stagione, o invece che non si tratti di inconvenienti tra loro slegati. A Maranello dovranno lavorare, e sodo


L’altro problema con il quale la Ferrari deve fare i conti è quello dei piloti. Sebastian Vettel, che già l’anno scorso ha perso il mondiale essenzialmente per errori propri, sembra in difficoltà, per ora, a reggere la pressione di un compagno di squadra talentuoso ed ambizioso come Leclerc, che alla velocità aggiunge la concentrazione e la capacità di limitarsi, a differenza del primo Verstappen. Nel week di Sakhir è stato sempre più lento di lui, fin dal venerdi, e in gara, nonostante avesse la vettura più performante, è stato saltato da Hamilton (fenomenale nel tirar fuori il massimo dalla sua Mercedes e decidere quando attaccare e quando gestire) con un sorpasso “da pilota”, non di motore o DRS, pur avendo già percorso un giro intero con gomme nuove e quindi già calde; e nel tentativo di resistergli, si è anche girato, spiattellando le gomme e creando cosi le condizioni per la rottura dell’ala anteriore, buttando via, come minimo, un secondo posto, al di là del fatto che nel finale con Lewis poteva senz’altro giocarsela.

Siamo solo alla seconda gara, e sarebbe ingeneroso tirare conclusioni, ma Vettel non era mai stato battuto dal compagno di squadra in qualifica su questa pista, sulla quale ha vinto 3 volte; di sicuro, non è un tracciato su cui si trova male. Era facile prevedere che Leclerc non sarebbe stato un Massa, un Barrichello o un Irvine, e nemmeno un Raikkonen versione ritorno, che probabilmente si trova meglio in una piccola scuderia nel ruolo di leader, piuttosto che in un team di punta come seconda guida, e Vettel se ne sta accorgendo a sue spese. Vedremo se sarà in grado di reagire

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