Taglialegna e maggiordomo

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Scimmiottiamo un tributo al famoso film con Richard Gere per accendere finalmente i riflettori su Valterone Bottas (10 e lode): un Sansone contemporaneo che con la barba ha ritrovato anche la brillantezza degli esordi.

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Scimmiottiamo un tributo al famoso film con Richard Gere per accendere finalmente i riflettori su Valterone Bottas (10 e lode): un Sansone contemporaneo che con la barba ha ritrovato anche la brillantezza degli esordi.

Da massimo rappresentante del “tengo famiglia” al paragone con un cartone di latte fresco (e quindi soggetto a scadenza breve), l’anno scorso gliene avevamo vomitate addosso di tutti i colori, ma ci eravamo permessi anche di dargli un consiglio: se pensava di mantenere il proprio deretano sul sedile della Mercedes anche nel 2020, in questa stagione avrebbe dovuto giocare contro la sua stessa squadra. L’unico modo per farlo non era quello di sovvertire il sistema, ma di neutralizzarlo con le prestazioni: chi mai avrebbe potuto ordinargli, oggi, di lasciare la prima posizione a Lewis Hamilton (9)?

Nessuno, nemmeno quella grandissima faccia di bronzo di Toto Wolff: e infatti così è stato. Valtteri, che dall’inizio del campionato passeggia con gufo Ocon appoggiato sulla spalla (insopportabile vedere il meschino pilota francese sempre attaccato alla gonna del team principal), ha dovuto lottare più di quanto avrebbe fatto il campione del mondo che, ne siamo certi, a parti invertite avrebbe avuto la protezione del team; ma allo stesso tempo ha letteralmente creato un cortocircuito all’interno della Mercedes. Gli effetti per il momento sono limitati e il finlandese dovrà continuare ad abbattere altri 17 alberi sulla centrale elettrica prima che si scateni l’incendio, ma il lavoro è cominciato.


Proprio come Rosberg (e in fondo anche meglio di Rosberg, che raramente si era abbassato a certe nefandezze a cui ha dovuto sottostare), Bottas sta iniziando a lavorare sui fianchi di Hamilton, scippandoli pole position, tenendolo a bada durante la gara, sfidandolo sui giri veloci. Il risultato è sorprendente: dopo 4 gare è al comando della classifica iridata e l’umore del fuoriclasse inglese, per una volta, non è dei migliori. Dal nostro canto non nascondiamo che non vedere più certe esultanze da coppa del mondo non ci dispiace. Lode quindi a Bottas che siamo contenti di riabbracciare soprattutto con gli sporchi panni del boscaiolo, e lode a tutta la squadra di Stoccarda che ha scritto oggi un altro pezzo di storia della Formula 1, visto che nessun altro team aveva ottenuto il massimo ottenibile nelle prime quattro gare.

Giriamo in direzione Maranello lo sguardo e vediamo alzarsi una colonna di fumo, segnale dell’ennesima Caporetto. Terzo e quinto posto per i due scudieri della Rossa (4), e ancora una volta l’impressione che sia stata buttata al vento la possibilità di interrompere l’egemonia tedesca. A finire sul banco degli imputati è principalmente Charles Leclerc (3): i media da settimane lo hanno battezzato come erede del messia, quando questo avrebbe dovuto essere un semplice anno di apprendistato. Difficile che sia così, quando sei dotato delle stimmate del predestinato, ma a maggior ragione certi errori capitali devi evitarli come la peste. Le sue qualifiche catastrofiche, oltre al mero danno economico, hanno impedito alla squadra di adottare una strategia in grado di contrastare le frecce d’argento che, considerando i distacchi risicati al termine, si sarebbe potuta rivelare determinante. Ci sarebbe comunque stato l’errore di base nel farlo qualificare con le gomme gialle (scelta che avrebbe mandato tutto all’aria), quindi le grandi menti al muretto possono nascondersi dietro alla “stupidità” del monegasco, ma è parso chiaro che Charles avesse il ritmo per poter ambire al successo e che con quell’incidente si sia giocato l’unico jolly che aveva in mano, ammesso che la Ferrari si riprenda.

Vettel (7) ha fatto quello che ha potuto e, ultimi giri a parte, è rimasto col fiato sul collo di Hamilton fino a che ha retto. Molto bene ancora una volta Max Verstappen (8): con il motore Honda vitaminizzato, ma ancora inferiore rispetto ai concorrenti, è stato come al solito indomito e solo l’assurda virtual safety car ha interrotto il suo ritmo indiavolato che poteva portarlo ad attaccare il terzo posto. Charlie non c’è più, ma chi ne ha preso il posto non ci è parso molto migliore: Gasly (8, bravissimo anche lui a rinascere su questa pista) aveva parcheggiato la Red Bull in una posizione assolutamente fuori pericolo e al più sarebbero state sufficienti le bandiere gialle. Se invece si voleva, poco sportivamente, ravvivare la gara, allora si sarebbe potuto far entrare la macchina “reale” al posto di quella virtuale. Con questo insulso regolamento Hamilton ha più che raddoppiato il proprio distacco da Bottas (da 1,6 a 3,6): di solito, quando si lamentano gli dei, qualcosa succede…

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