Passo e chiudo

Passo e chiudo

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Quest’anno la Formula 1 è riuscita a far parlare di sé nonostante nessuno sia ancora sceso in pista. Dall’incredibile DAS Mercedes alle mistiche irregolarità del motore Ferrari, per passare alla Racing Point (futura Aston Martin) copia-carbone della stella a tre punte e all’immunità di gregge ipotizzata da Helmut Marko, i temi sul tavolo non sono mancati. Oggi se ne aggiunge un altro, ancora più rumoroso perché avviene a bocce ferme e disegna degli scenari del tutto inediti per una scuderia storicamente restia al cambiamento come quella di Maranello.

Stiamo parlando ovviamente del mancato rinnovo contrattuale di Sebastian Vettel che si tradurrà nella fissione di un nucleo che non è mai stato esplosivo. Ci aggiungiamo al nutrito coro di chi sente il bisogno di dire la propria riguardo un argomento così d’attualità, ma lo facciamo prendendola larga.


Partendo dal presupposto che nella carriera di uno sportivo, specie se di successo, il momento di guardarsi allo specchio sia quello più difficile. Si può essere sinceri con sé stessi e decidere di vivacchiare ancora per qualche tempo, nella consapevolezza che i fasti passati non potranno più rivivere o, più semplicemente, di fare un passo a lato e lasciare spazio al nuovo che avanza. È una decisione dolorosa per tutti, a maggior ragione per chi, come Vettel, ha impresso il proprio nome negli annali della Formula 1.

L’epilogo della sua avventura in Ferrari, secondo l’opinione di chi scrive, coincide con l’epilogo della sua carriera. Non è vero, come erroneamente sostenuto da qualcuno, che è stata la scuderia di Maranello a scaricare il tedesco che non solo è stato trattato come prima guida (e non solo a parole) sino alla metà della scorsa stagione, ma a cui ha perfino offerto un paio di rinnovi.

A Prost e Alonso, rimanendo in tema di campioni del mondo, fu riservato ben altro trattamento: il primo fu addirittura appiedato prima della fine del campionato 1991 per un clima interno arrivato all’esasperazione; il secondo fu chiaramente messo alla porta per far spazio proprio a Vettel, uomo immagine ideale per il redditizio mercato tedesco.

L’accordo proposto a Vettel era l’unico che gli avrebbe permesso di rimanere in una squadra in grado di lottare, quantomeno, per qualche GP. Impossibile un ritorno in Red Bull, dove qualsiasi pilota dovrebbe passare per le forche caudine di Verstappen, molto improbabile un’offerta della Mercedes, a cui potrebbe far gola il passaporto ma che difficilmente potrebbe farlo convivere con Hamilton, anche ammesso che Vettel sia disposto a confrontarsi con le stesse armi contro uno che l’ha preso a pesci in faccia nel corso degli ultimi anni.

Resterebbero quindi opzioni di seconda fascia, come McLaren e Renault, o forse la futura Aston Martin, che rappresentano comunque un ridimensionamento rispetto al sedile della Ferrari. Per questo motivo riteniamo probabile un ritiro del tedesco che si è dimostrato un buon pilota a bordo di un missile terra aria, ma, quando è arrivato il momento della verità, è stato sonoramente battuto da due semidebuttanti come Ricciardo e Leclerc. Senza dimenticare i catastrofici errori che hanno gettato al vento la stagione 2018, quella in cui la macchina rossa sembrava più vicina al gradino più alto del podio.

Chi sarà il compagno del predestinato? Le solite gole profonde dicono Carlos Sainz, il cui nome è stato spesso affiancato al cavallino rampante. Un pilota desideratissimo dai tifosi è Daniel Ricciardo, vuoi per l’irresistibile simpatia, vuoi per le doti fuori dal comune. Forse anche un po’ troppo: non è detto che una competizione così estrema possa fare bene al diamante su cui ha deciso di puntare la Ferrari. C’è l’opzione patriottica Giovinazzi, il cui 2019 è stato convincente solo a metà, ma che, quantomeno in prova, ha dimostrato di essere all’altezza del compagno di squadra, a sua volta messo sul banco dei papabili per un fanfaniano Raikkonen-ter. C’è chi non smette di sognare e vede uno switch con sua maestà Lewis Hamilton. Noi, inguaribili romantici, continuiamo ad accarezzare la fotografia di Fernando Alonso, ma a furia di passarci la mano sopra si è quasi sbiadita.

La verità è che la Ferrari non ha nessuna fretta di decidere il secondo pilota. Può aspettare qualche mese per valutare la maturità di Leclerc che, è bene ricordarlo, qualche (perdonabile) vaccata l’anno scorso l’ha commessa, ma quando si accenderanno i motori ci sarà molta meno indulgenza nei suoi confronti. Se saprà meritarsi la fiducia del team allora verrà scelto uno scudiero in gamba ma non troppo; se invece non darà le garanzie che ci si attende l’arrivo di un fuoriclasse non è del tutto da escludersi.


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