Quando finisce l’effetto

Quando finisce l’effetto

Il secondo GP d’Austria ha dimostrato la forza della Mercedes (10 e lode) che dovrebbe vincere ancora una volta entrambi i campionati. Hamilton, con il suo martello, sta minando alla base gli ultimi record di Schumacher...

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Alcuni incontentabili osservatori si erano lamentati di un GP d’Austria “dopato” dall’eccessivo numero di safety-car, quasi che la sicurezza, d’un tratto fosse diventata opzionale. Si era detto che il nuovo corso voluto da Liberty Media avrebbe sopperito in maniera artificiale all’egemonia della Mercedes: ciononostante, sul traguardo, le prime due auto erano state quelle colorate di nero.

Una settimana dopo, sul medesimo tracciato, la vettura a ruote coperte è entrata solo una volta (dopo pochi minuti) per dare modo ai commissari di riparare i danni immani creati da Leclerc (voto 1), che è riuscito in un colpo a far fuori sé stesso e il compagno di squadra (sv). Morale della favola: Hamilton (10 e lode) ha vinto in carrozza su Bottas (9), abile nel rimediare ad una strategia sbagliata e a prendere la piazza d’onore sull’ottimo Verstappen (9), indomito sino alla bandiera a scacchi.


Il terzetto ha scavato un solco di oltre mezzo minuto sul quarto, Alexander Albon (7) che ha confermato che la Red Bull è la seconda forza del mondiale, anche se alle sue spalle poteva issarsi la Racing Point, conosciuta anche come Mercedes rosa. Purtroppo, anche in questo caso la scuderia inglese ha raccolto meno di quanto avrebbe meritato, sia per delle qualifiche indecenti, sia perché Perez (8), bravissimo a risalire dalla diciassettesima casella, è stato rallentato da un innocente contatto che gli è costato anche la quinta piazza, arraffata da uno spettacolare Lando Norris (9). Con un arrivo al fotofinish ha comunque tenuto testa al compagno Stroll (7) e a Ricciardo (8), a nostro modo di vedere eccessivamente penalizzato dalla suicida manovra di sorpasso del canadese.

Il secondo GP d’Austria ha dimostrato la forza della Mercedes (10 e lode) che dovrebbe vincere ancora una volta entrambi i campionati. Hamilton, con il suo martello, sta minando alla base gli ultimi record di Schumacher: soli sette successi lo separano dal divenire il pilota con più vittorie nella storia della Formula 1 e, con questi regolamenti, sembra che anche il settimo e l’ottavo mondiale siano formalità. Per contrastare l’onda nera bisogna sperare che la Red Bull (di Verstappen) abbia qualche clamoroso asso nella manica da presentare al più presto, come per esempio un DAS evoluto che sembra essere allo studio.

Se qualcuno pensa di rivolgere lo sguardo alla Ferrari (voto 0) troverà solo macerie e papiri di frasi fatte. Ai due piloti si chiede di sopperire alla pochezza di una monoposto che fa fatica a passare il Q2 e i risultati non possono che essere quelli disastrosi visti oggi. Leclerc comunque deve darsi una regolata: non è Superman e quello di oggi si va a sommare a molti altri errori di foga che sono costati punti preziosi e soprattutto serenità in seno alla squadra di Maranello. Mattia Binotto ha completamente perso il controllo della situazione: continua a parlare di possibili errori dell’intero progetto, di non sapere il motivo per cui la macchina va così lenta, di lavoro da fare e di dati da analizzare. Il problema è che lo diceva anche a inizio gennaio e la situazione non è cambiata di una virgola: dovrebbe avere il pudore di ammettere di aver fatto un disastro e agire di conseguenza. Ma probabilmente il vero problema non è imputabile al telaio ma al motore che, dopo la sanzione FIA, è diventato letteralmente un GP2 Engine. Lo dimostrano anche Haas e Alfa Romeo, le uniche scuderie, assieme alla Williams, che la Ferrari riesce a tenersi dietro.

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