La differenza tra me e te
C’è una sottile linea rossa che divide Giovinazzi (7) da Hamilton (5). Certo, col palmares dell’uno pulisci le scarpe all’altro; certo il talento non è paragonabile; certo, anche nelle apparenze le treccine del vecchio Lewis vincono sulla chioma ...

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C’è una sottile linea rossa che divide Giovinazzi (7) da Hamilton (5). Certo, col palmares dell’uno pulisci le scarpe all’altro; certo il talento non è paragonabile; certo, anche nelle apparenze le treccine del vecchio Lewis vincono sulla chioma fluente del (non più) Giovane Antonio. Ma, a ben vedere, c’è un’altra cosa che li pone agli antipodi, quella cosa che prosaicamente definiremmo allineamento astrale. In questo Hamilton ha dimostrato oggi di non avere probabilmente eguali nella storia, più o meno recente, della Formula Uno. Così, mentre il malaugurato scudiero dell’Alfa Romeo si vedeva sfumare una meritatissima zona punti da un detrito che aveva ostruito il freno posteriore, il campione del mondo in carica, dopo essere finito goffamente addosso alle barriere in un tentativo di doppiaggio, ritornava in pista con una manovra al limite delle perplessità (considerando soprattutto la consueta rigidità in tema di sicurezza da parte della Federazione), finiva doppiato fuori dalla zona punti salvo poi trovarsi con un salvifica bandiera rossa causata dai suoi compagni di squadra (presente e futuro) che gli ha permesso non solo di salire in seconda posizione, ma persino di mantenere la testa del mondiale grazie al punto del giro veloce.


Sia ben chiaro, la Mercedes 44 è stata solo una delle tante ad aver esplorato la bellissima cornice del circuito imolese: Verstappen, Leclerc, Sainz (solo per fare i nomi dei primi cinque classificati) hanno rischiato più volte di stampare la sagoma sulle barriere. Tra questi non compare il nome del migliore della giornata, Lando Norris (10), favoloso nel riportare la McLaren sul gradino più basso del podio.

Ma ripartiamo cercando di fare ordine in una gara che di ordinato e ordinario ha avuto ben poco, a partire dall’inattesa pioggia al via che ha riportato le lancette del tempo alla penultima apparizione di Nigel Mansell. Verstappen (8), dopo aver gettato alle ortiche una pole position a portata di mano, ha rimediato con una nerboruta partenza in cui, senza troppi complimenti, ha sbattuto la porta in faccia ad Hamilton (che naturalmente non ha perso l’occasione di lamentarsi per la manovra, questa volta però senza fortuna).

Max, tra alti e bassi, ha mantenuto la testa fino alla fine, aiutato stavolta dalla strategia del muretto, che lo ha fermato per primo. Hamilton, come detto, ha cercato di tenerne il passo, ma ha commesso un banale errore in fase di doppiaggio. Quando la sua gara sembrava irrimediabilmente compromessa, uno spaventoso incidente tra Bottas (3) e Russel (6) ha causato l’interruzione della gara. Le immagini sembrerebbero dar torto al talento della Williams, tradito dall’impulsività e dall’erba bagnata, ma per dare un giudizio definitivo sarebbe necessario vedere il camercar del finlandese; in ogni caso è inconcepibile che una Mercedes debba lottare con una Williams.

Nella ripartenza Verstappen ha rischiato di girarsi, ma ha poi scavato un solco incolmabile tra sé e la seconda piazza, che ha cambiato padrone diverse volte. Prima dell’interruzione sarebbe stata blindata da Leclerc (9), miracolato nel tenere la macchina in pista durante il giro di ricognizione, ma il velocissimo Norris, l’ha sopravanzato prima di alzare bandiera bianca contro l’astronave nera di Hamilton. Quinto è finito Carlos Sainz (7), ma ci resta il dubbio che alla guida ci fosse il senior, considerati i chilometri macinati in mezzo a sabbia e ghiaia.

Sesto è arrivato Ricciardo (6), davvero scialbo se confrontato con il furente compagno di squadra, mentre in settima posizione troviamo Lance Stroll (7). Per fortuna che c’è lui a tenere in alto il blasone dell’Aston Martin perché Sebastian Vettel (3) anche in quest’occasione non è riuscito a cavare un ragno dal buco. Purtroppo, la sua parabola è in picchiata e ci spiace non abbia ascoltato il nostro consiglio di qualche tempo fa.

Chiudiamo come al solito con la lista nera: ad aprirla Sergio Perez (2) che ha gettato e rigettato al vento l’opportunità di portare a casa punti buoni per la Red Bull: oggi la differenza con il buon Albon non si è affatto vista. Ultime parole per la coppia Haas, che sarà pure un polmone, ma i due sbarbatelli non fanno nulla per mascherarlo. L’errore di Mick Schumacher (2) grida vendetta, mentre Mazepin (1) stavolta ha finito la gara, ma solo dopo aver rovinato le qualifiche di Giovinazzi e aver passato, ancora una volta, più tempo in testacoda che con la macchina dritta.

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