Carlos Sainz e la missione Essere Ferrari

Dopo circa un anno e mezzo dal suo approdo in Ferrari, Carlo Sainz traccia un primo bilancio della sua esperienza con la scuderia di Maranello, soffermandosi in modo particolare su aspetti che non riguardano squisitamente le vicende di pista. Lo ha fatto ai microfoni di Motorsport.com, parlando delle pressioni (positive e negative) e delle responsabilità che portano l'Essere Ferrari.

Sul clamore mediatico attorno alla Ferrari


"È interessante vedere come piccole "notizie" possano diventare enormi "notizie" solo perché sei Ferrari, o parte della Ferrari. In Italia succede spesso ed è qualcosa che sto ancora imparando a gestire. Sto ancora imparando ad esprimermi, a rendermi conto che forse se dico le cose in un modo, invece di dirle nell'altro, può essere fatto un titolo enorme o meno. Come pilota sto cercando di imparare a gestire questo tipo di situazioni perché non è affatto facile".

Sulle responsabilità che comporta l'essere un pilota Ferrari (con paragone calcistico)

"In Ferrati, c'è una responsabilità in più che non esiste in altre squadre. Il fatto che tu stia correndo per un Paese intero è diverso, lo sai. È come se tu giocassi allo stesso tempo per il Real Madrid e per la Spagna. Correre per la Ferrari significa correre per la Ferrari e per l'Italia, e devi esserne consapevole e avere la responsabilità che ne deriva".

Sull'Essere Ferrari

"C'è un diverso tipo di cultura e diversi modi di fare le cose. Ma, allo stesso tempo, i moderni team di F1 hanno un approccio molto simile, così come l'etica del lavoro e la professionalità. È vero che ora ci sono molte squadre multiculturali. Anche la Ferrari è piena di inglesi e americani. Nel mio gruppo di ingegneri, ad esempio, siamo un americano, uno scozzese, uno spagnolo e un italiano. È il gruppo con cui vado a cena con tutti i giorni. Questo dimostra che i team di Formula 1 hanno molte cose in comune. Ma, di sicuro, la Ferrari ha la sua cultura. La devi capire. E devi capire il relativo modo di fare le cose. Devi adattarti e vedere come funziona".


Sull'approccio alla Rossa

"Sembra reale solo quando finalmente te ne rendi conto, e ci convivi. È una situazione strana perché un giorno ti svegli dicendo: 'Ok, diventerò un pilota Ferrari. Allora, come ci si sente?' È sempre lo stesso Carlos. È sempre lo stesso ragazzo. È sempre lo stesso pilota, con la stessa passione, con lo stesso talento, che fa il suo lavoro. È solo che lo fa per la Ferrari. È una grande responsabilità, soprattutto quando guidi in Italia. Questa è la cosa più grande".

Sulle emozioni provate a Monza

“Quando vai a Monza, ti rendi improvvisamente conto di cosa significa essere un pilota Ferrari. In realtà lo senti in tutto il mondo, ma quando vai a Monza ti rendi conto all'improvviso, 'va bene, è grandioso!'. Ache di più di quello che immaginavo".


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