Montoya: La mia McLaren si guidava di m***a. Ferrari magica. Max-Lewis? C'è troppa politica
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Juan Pablo Montoya è una delle figure più rappresentative del mondo delle quattro ruote. Campione della F3000 Internazionale (1998), della Formula CART (1999), della 500 Miglia di Indianapolis (2000, 2015), della 24 Ore di Daytona (2007, 2008, 2013), della Race of Champions (2017) e del campionato IMSA SportsCar WeaterTech (2019), ha trascorso diverse stagioni anche in Formula 1. Alla guida della Williams e della McLaren, tra il 2001 e il 2006, è stato protagonista, assieme a Michael Schumacher, di grandi battaglie che hanno regalato infinte emozioni agli appassionati di questo sport.

Sono passati circa quindici anni da quando il colombiano ha abbandonato la massima categoria motoristica, ma l'indissolubile legame col circus non si è mai spezzato. Così come nel corso del tempo non si era mai spezzato un suo particolare sogno: mettersi al volante di una Ferrari. Tale "desiderio proibito" è stato finalmente esaudito ieri in occasione delle Finali Mondiali Ferrari in corso di svolgimento al Mugello. Motorsport.com ha lo ha intervistato per raccogliere le sue sensazioni. E non solo, perché il pilota di Bogotà si è lasciato andare ad un'intervista a tutto campo tra passato e presente della Formula 1. Di seguito un estratto delle dichiarazioni.


Le parole di Juan Pablo Montoya

Sull'esperienza alla guida di una Ferrari

"È strano essere qui a guidare una F1 al Mugello: non c’è niente di meglio di questo! Quando correvo in Formula 1, bisognava battere la Ferrari ogni fine settimana, erano il riferimento. L'obiettivo era quello specialmente quando si arrivava in Italia, e devo dire che quando mi è riuscito a Monza è stato speciale. Ferrari ha una tradizione spaventosa, mi sono sempre ripromesso di provare una un giorno ed è finalmente successo. Ogni macchina è differente: non mi sarei mai aspettato di trovare una McLaren che si guidava così di m...a quando lasciai la Williams. La Ferrari invece è magica, davvero: vuoi guidarla al massimo, ma sai che è la vettura di qualcun altro, quindi sei un po' spaventato e non riesci a dare subito tutto quello che può offrire. Sei intimorito perché sai che ha un grande margine".

Sulla battaglia Verstappen-Hamilton per il titolo mondiale

"C'è una gran bella battaglia tra Max e Lewis, solo che ora è anche molto politica. Tutto è dannatamente complicato: bisogna che qualcosa venga fatto per chiarire alcuni aspetti. A volte vediamo penalità per una manovra che la settimana dopo non viene sanzionata. Quanto successo a Silverstone ha condotto ad una penalità per Hamilton: perché Vestappen invece ne è uscito pulito in Brasile? Solo perché si sono evitati? Quando guidi, soprattutto in situazioni come queste, devi essere chiaro: non è solo l'incidente che deve causare una penalità. E sono convinto che quello che succederà in Qatar andrà a definire il risultato finale della stagione".

Sul confronto tra le vetture di un tempo e quelle più moderne

"Quando guidi una di queste monoposto e sei avvolto dal suono del V12, è un'esperienza mistica. Ieri ero dietro ad una 412 T2 del '95, sul rettilineo non riuscivo a superarlo con una monoposto del 2008, e lui anzi mi distanziava! Manca questo, alle attuali monoposto".


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