Il terrapiattista
Max non accetta l’evidenza, rischia tutto, ma è ancora vivo

In questi ultimi mesi dobbiamo purtroppo confrontarci con persone che negano l’evidenza, sfortunatamente per motivi ben più gravi di quelli di un mondiale di Formula 1.

L’indomito Verstappen (5), appartiene a questa categoria: non si è arreso alla superiorità della Mercedes e le ha provate tutte, ma proprio tutte, per tenersi alle spalle Hamilton (8), dimenticando che un secondo (ma anche un terzo) posto non gli avrebbe certo precluso l’opportunità di giocarsi il titolo all’ultima gara, cosa che non sarebbe ovviamente potuta accadere con un probabilissimo ritiro.

Certo, in questo è stato aiutato anche dalla disastrosa direzione di Masi (4) che si è inventato una prima bandiera rossa priva di senso. Ci viene il dubbio che la decisione di fermare la gara sia stata dettata dal lavoro sporchissimo di Bottas (5) che è smontato dalla macchina per permettere ad Hamilton di fare il proprio pit-stop ed il suo senza perdere troppo tempo a causa del doppio pitstop. Così, anziché penalizzare la Mercedes, hanno premiato la Red Bull che aveva corso l’azzardo di non fermarsi.


Alla prima ripartenza Max ha fatto la prima vaccata, (l’errore nel giro psicotropo di ieri non può rientrare nella categoria, è del tutto naturale quando guidi oltre i limiti della fisica), rientrando alla garibaldina pur di mantenere la prima posizione. Per quanto poco ortodossa, ci è parsa invece sensata la seguente trattativa: è pur vero che, in condizioni normali, il secondo restart avrebbe dovuto vedere una griglia di partenza inalterata, ma d’altro canto non si poteva non sanzionare la scorrettezza di Verstappen.

Che tuttavia si è fatto perdonare, con un sorpasso metafisico all’interno della prima curva: frutto di un talento fenomenale, certo, ma anche di una certa tontaggine di Hamilton che non poteva non sapere che lo scatenato rivale avrebbe sfruttato ogni centimetro di spazio lasciato libero.

Dopo una cervellotica VSC, durata quattro giri (quando una safety car tradizionale avrebbe permesso di recuperare i rottami lasciati da Vettel e Raikkonen nell’arco di un paio di passsaggi), arriviamo alla resa dei conti. Hamilton, che ne ha di più, chiude il sorpasso alla prima curva, Verstappen parte con la vaccata numero 2, andandosi a riprendere la testa tagliando la curva. Dai box viene intimato di cedere la posizione e qui pensa di fare la genialata lasciandola pochi metri prima della linea del DRS. Lewis per evitare la figura del boccalone, la combina ancora più grossa, andando beatamente a tamponarlo: ma la sua buona stella gli fornisce un’ennesima botta, visto che il musetto rimane intatto. Anzi, forse va anche meglio perché con l’ala “rotta” farà il giro più veloce che lo porterà a pari punti con il leader del mondiale.

Il nostro Max invece non ha ancora capito che quelli dipinti sul cofano sono bovini di sesso maschile, e alla fine riesce nel diabolico intento di ridare la posizione, ma solo per pochi metri, visto che se la riprende immediatamente di fatto annullando la cessione. Al terzo tentativo tutto sembra andare bene, ma Hamilton ha le tasche piene di sassi e decide di svuotarle in una via di fuga, non prima di averci accompagnato la Red Bull.

Per la serie vulemose bene Michael Masi, fino a pochi minuti prima preso a pesci in faccia da chiunque passasse vicino al suo ufficio, ha un sussulto d’orgoglio: sarebbe da sanzionare, ma questa volta chiudiamo un occhio.

In conclusione, a Gedda non si può dire che non ci sia stato pathos, ma lo “spettacolo” offerto non è stato all’altezza del livello di tensione. Come detto Verstappen è stato sin troppo scorretto: comprensibile il desiderio di agguantare il titolo dopo un’annata dove numerosi episodi gli hanno girato contro, ma il limite è stato superato troppe volte. A Hamilton va riconosciuto il merito di dare sempre il massimo, portando l’avversario ad andare oltre i propri limiti: è successo in qualifica ed è successo in gara. Da navigato marpione ha saputo sfruttare tutto il potenziale di una Mercedes rinvigorita, tenendo alzato il sipario sino all’ultimo atto che potrebbe vederlo protagonista. Tra meno di sette giorni scopriremo se la terra è veramente piatta.

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