2005

La Ferrari incontra  Papa giovanni paolo II

Il 17 gennaio 2005 la Ferrari varca la soglia del Vaticano: Clementina Hall, affreschi, tappeti...

Schumacher, Todt, Barrichello, meccanici e dirigenti in abito scuro, lo Scudetto del Cavallino sul petto. Niente tute, niente cronometri: solo elegante e rispettosa presenza.

Il regalo è un modello in scala 1:5 della monoposto campione del mondo 2004. Un oggetto piccolo, ma dal peso simbolico enorme: dietro, un team che fa della velocità ragione di vita, simbolicamente rappresentato da una machina che in pista può toccare i 350 km/h . Davanti, un Papa di 84 anni, segnato dal Parkinson e dall’artrite, portato su una sedia speciale. La scena è un cortocircuito emotivo: la velocità, per una volta, non domina. Ascolta.

Montezemolo la racconta con una frase “da paddock”, ma che vibra come un omaggio vero: il Pontefice, dice, è “da 26 anni in pole position sulle strade dell’umanità”. E aggiunge un dettaglio che sembra una curiosità, ma in realtà è la misura dell’evento: “È la prima volta che una Ferrari, anche se un modello, entra in Vaticano”. La “linea del traguardo” più prestigiosa, la chiama.

Schumacher, che in quel periodo era l’uomo del controllo assoluto (2004 fu un dominio quasi assoluto), esce invece toccato da qualcosa che non si allena: la forza di chi continua a esserci, nonostante il corpo. Dice che quella “forza” e quella “personalità” sono un’ispirazione, e che quelle emozioni vorrebbe trasformarle in motivazione e futuro. Todt confessa di essere rimasto “in silenzio” davanti a energia e umiltà. Barrichello, cattolico convinto, porta una foto di famiglia da far benedire: un dettaglio intimo, da bambino. Quello non fu il primo incontro del team con Papa Giovanni Paolo II. Qualche anno prima, nel 1999 a San Pietro, il primo contatto, e quel giorno c'erano anche Jean Alesi con la sua bimba, Luca Badoer, Giancarlo Fisichella, anche lui con sua figlia appena nata, e Ivan Capelli.

E poi c’è l’eco concreta di quella visita: Todt accenna subito ad un’auto speciale da mettere all’asta per beneficenza. Nei mesi successivi quel filo diventa storia: l’ultima Ferrari Enzo prodotta (la numero 400) fu destinata al Papa; lui ringraziò e chiese che fosse venduta e che il ricavato andasse in beneficenza. L’asta si tenne a Maranello nel 2005 e i proventi andarono a diverse vittime di disastri naturali. Un finale che spiega tutto: anche quando il paddock porta un simbolo di potenza, quel giorno il messaggio più forte fu l’idea di “servire”.




Tag
ferrari vaticano | schumacher vaticano | ferrari papa |