2018

Raikkonen trionfa ad Austin

La Ferrari quel giorno mise in atto la più audace tra le scommesse possibili: una sola sosta. Un rischio calcolato, su cui puntare tutto, una sfida diretta al dominio Mercedes. Sfrontata, forse.

Dal fondo, una Red Bull guidata da un giovane figlio d’arte risaliva con autorevolezza da veterano: era Max Verstappen, incurante d’ogni gerarchia, impermeabile a qualsivoglia timore reverenziale.

Kimi non sembrava teso. L’espressione, a metà tra chi si diverte e chi passa lì per caso. La solita, insomma. Il sole del Texas, quello che asciuga le carrozzerie all’istante, sembrava accendere un casco rosso, mentre un cuore batteva calmo. Era domenica, 21 ottobre 2018. Cinque anni senza vittorie non avevano scalfito la sua impassibilità; eppure un fuoco antico ardeva ancora, sotto il ghiaccio di un volto immobile.

Argento come fosse oro, la Mercedes di Hamilton brillava davanti. Kimi non osservava: ascoltava se stesso. Il semaforo si spense, e il mondo si ridusse a un rombo, a un lampo rosso che balzava avanti. Alla prima curva, la Ferrari numero 7 si infilò all’interno, senza esitazione. Il Re di Ghiaccio era tornato in testa.

Da lì in poi, l’orizzonte era sgombro. Ma più del sole texano, a scaldare l’asfalto era la tensione: Verstappen e Hamilton, punteggiatura di un inseguimento. Quella sola sosta in rosso divenne l’ultimo baluardo contro un esercito di pistoni e strategie.

Quando il battistrada cominciò a cedere, Kimi rallentò ancora il battito del cuore, aggrappandosi al volante come a un compasso sopra le traiettorie. Poi, dopo 113 gare d’attesa, vide l’orizzonte a scacchi ammantare il retrotreno che scodinzolava: la ventunesima e ultima vittoria in carriera. Un sorriso sghembo sul podio, un muretto che esplodeva di gioia, e una risposta glaciale via radio, tra il fruscio delle scie. Nemmeno il sole del Texas, quel giorno, riuscì a sciogliere il ghiaccio di un’espressione imperturbabile.




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