
Forse il contatto più famoso della storia della F1. La collisione tra Ayrton Senna e Alain Prost alla Casio Triangle, l’ultima chicane del circuito di Suzuka. Prost chiude la porta, Senna si butta all’interno: le McLaren si agganciano, il francese spegne il motore e si ritira; Senna, spinto dai commissari, riparte senza musetto, rientra ai box, cambia il musetto, torna in pista, passa Alessandro Nannini e taglia il traguardo per primo.
Poi il colpo di scena: squalifica per aver tagliato la chicane dopo il contatto e per l’assistenza ricevuta dai commissari. La vittoria va a Nannini (Benetton, l'unica della sua carriera) e, con essa, anche il titolo mondiale 1989 a Prost.
Fu l’atto fondativo di una rivalità che travalicò lo sport. Senna vedeva in Prost il termine di paragone definitivo; Prost, nel brasiliano, la punta assoluta di velocità, a tratti “inumanamente” alta. Da quel giorno, ogni loro gesto ebbe risonanza politica: accuse incrociate, ricorsi, il sospetto (mai dimostrato) di favoritismi federali, la trasformazione di un duello in un dramma agonistico.
Eppure il cerchio, anni dopo, si chiuse: Adelaide ’93 — podio, abbraccio, il braccio di Prost alzato da Senna. La lezione è lì: l’uno ha definito l’altro. Ma tutto cominciò qui, a Suzuka, 22 ottobre 1989, nel groviglio di carbonio alla Casio Triangle.

Quel pomeriggio tropicale, la Ferrari completò la sua rinascita. Con la vittoria di Michael Schumacher e il terzo posto di Rubens Barrichello, a Sepang arrivò il decimo titolo costruttori della sua storia: un traguardo che la rese il costruttore più vincente di tutti i tempi, superando la Williams.
Ma più dei numeri, a fare la differenza fu la squadra. Sotto la guida di Jean Todt, con l’ingegno di Ross Brawn e Rory Byrne, la Rossa aveva trovato un equilibrio nuovo, quasi scientifico: la fusione perfetta tra strategia, tecnica e talento.
Il 2000 fu l’anno della svolta, il punto in cui l’ambizione divenne dominio, e la Ferrari ritrovò la sua vera identità: quella di un team capace di trasformare la precisione in arte e la vittoria in abitudine.