2009

 

Il 19 novembre 2009 Kimi Räikkönen chiude ufficialmente la sua prima vita in Formula 1. Non un trasferimento, non un passaggio di casacca. Una pausa.

La Ferrari aveva appena deciso di voltare pagina scegliendo Alonso, e Kimi, campione del mondo due anni prima, si ritrova di colpo fuori dal quadro. Reagisce a modo suo: senza clamore, senza parole inutili, quasi con lo stesso minimalismo glaciale con cui affrontava le curve più veloci del mondiale.

Annuncia un anno sabbatico. Poi quel sabbatico si dilata: due stagioni intere lontano dalla F1, trascorse tra le pendenze del WRC, dove sorprenderà molti con velocità pura e un inusuale talento sullo sterrato, e un cameo in NASCAR, che gli farà scoprire un’altra dimensione del motorsport americano.

C’è una curiosità che pochi ricordano: nel 2010 era stato molto vicino a un accordo con la McLaren, ma il dialogo si fermò sul lato commerciale. In parallelo, il suo nome circolò perfino in Red Bull, spinto dai buoni rapporti con Marko e Horner. Ma Kimi, fedele alla propria indole, non forzò mai nulla.

La sua assenza, invece, pesò eccome. Perché negli anni 2010–2011 la Formula 1 cambiò pelle: arrivarono l’era Red Bull, i nuovi equilibri, la generazione di Vettel all'apice. Ed è proprio in quell’epoca che iniziò a maturare una domanda: “Ma se Kimi tornasse? Che F1 troverebbe?”

La risposta arriverà nel 2012, quando la Lotus nera e oro lo riporterà in pista e l’“Ice Man” firmerà uno dei rientri più belli della storia moderna: pole, podi, vittorie, e quei giri perfetti a Yas Marina 2012 che resteranno nella memoria di chiunque ami questo sport.




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