2008

Valentino Rossi testa la Ferrari F2008

Al Mugello non c’è un semplice test privato: c’è un mondo che per un giorno si concede il lusso di sognare. Valentino Rossi scende dalla sua Yamaha, infila il sedile della Ferrari F2008 e si ritrova nell’abitacolo che pochi mesi prima ha portato Massa a un passo dal titolo.

Il paddock lo guarda con scetticismo: “farà scena, niente di più”.

Poi arriva il cronometro.

Rossi studia, ascolta gli ingegneri, cambia stile di guida curva dopo curva. Non è l’irruenza di un motociclista che vuole spaccare tutto, ma la disciplina di un campione che sa cosa vuol dire adattarsi. E quando finalmente spinge, il Mugello se ne accorge: 1’22”5.

Un tempo che non è un capriccio mediatico — è un messaggio.

La Ferrari vede un talento che non si accontenta di essere leggenda in un solo mondo. Gli ingegneri lo osservano uscire dal box con quel misto di timidezza e ferocia che appartiene solo ai veri fuoriclasse. E per un attimo, davvero, l’idea di portarlo in F1 smette di sembrare fantasia.

Quel giorno resta sospeso, come un bivio mai imboccato: il momento in cui Valentino Rossi, il più grande delle due ruote, dimostrò che su quattro ruote non sarebbe stato un turista, ma qualcosa di molto più serio.

Un lampo di “e se…?” che ancora oggi fa sorridere i tifosi e un po’ tremare chi ricorda quei tempi sul giro.




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