1934

Jackie Pretorius

Il 22 novembre 1934 nasceva Jackie Pretorius, uno di quei piloti che la Formula 1 internazionale ha sfiorato senza mai davvero conoscerli. Uno che correva con ciò che trovava, spesso macchine vecchie, sempre budget ridotti, quasi mai la possibilità di misurarsi ad armi pari. Eppure non smise mai di provarci.

Pretorius era figlio di un’altra F1: quella dei privati, dei meccanici improvvisati nei box, delle Lotus e Lola comprate usate, rimesse in vita e mandate in pista sperando che reggessero fino alla fine. Nel Mondiale non vide mai la bandiera a scacchi nelle quattro gare disputate, un dettaglio statistico che sembra cancellarlo. Ma è solo la metà della sua storia.

Perché Jackie, a casa sua, era tutt’altro che un comprimario. Nella scena sudafricana – vivissima, passionale, orgogliosa – diventò un piccolo simbolo di tenacia. Dopo tanti anni trascorsi a rincorrere gli altri, nel 1971 arrivarono due vittorie con la sua Brabham, conquistate in un campionato nazionale che, allora, aveva un’anima vera: piloti locali, auto dal passato glorioso, pubblico vicino alla pista come nelle gare di provincia.

Pretorius era l’ultimo romantico di quel motorsport: uno che non cercava la fama, ma la sensazione di trovare la macchina “giusta” per un giorno, di vedere il suo nome in cima a un risultato non scontato, di sentire che almeno una volta tutto aveva funzionato.

La sua storia si chiuse nel 2009, in modo tragico e silenzioso, lontano dai riflettori.




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