
Chiedi a Margherita dei giri che ancora mancavano alla fatica che si stava mangiando Lorenzo con la baia sullo sfondo, mentre la scintilla rossa si rifletteva sulle lenti scure delle attrici dal viso incorniciato dai foulard.
Chiedile perché quel bel dipendente del papà le parve subito antipatico, pelle chiara e capelli scuri. Perché a ogni giro Margherita potrebbe raccontarti dove nascondeva un bacio per Lorenzo, fino a pochi giorni prima del matrimonio. Perché quell’amore in Lorenzo era germogliato subito, e a farlo crescere era stata la pazienza.
Lorenzo Bandini era nato il 21 dicembre, con l’inverno già addosso e una vita che avrebbe imparato presto a scaldarsi da sola. Senza un padre: il suo era stato giustiziato dai partigiani dopo il rientro in Italia dalla Libia. Reggiolo fu la rinascita, tra conti da stringere e bulloni da imparare a serrare.
Nell’officina milanese di Goliardo Freddi cominciò come aiutante meccanico e guardiano notturno; dormiva sui sedili delle auto più comode e appariva sempre in ordine, come pronto per una fotografia.
Chiedi a Lorenzo della sua tuta sempre immacolata, delle scarpe che sembravano nuove. Da pilota, quello che nel frattempo era diventato, col talento e l’orgoglio di chi può contare soltanto su se stesso.
Chiedi cosa si provi ad arrivare in parata a Daytona, con le Ferrari al centro del mondo. I giornali americani scoprono un pilota italiano bello come il cinema. Gli anni sono andati di corsa, pochi ma veloci, fino a un 1967 che distilla promesse.
Montecarlo, 7 maggio. La pista che non c’è. Il casco nuovo bianco e rosso, il numero 18 sulla Ferrari. Cento giri di caldo, fatica e sudore. L’olio lasciato da Brabham gli ruba la testa della corsa, ma Lorenzo insegue Hulme spendendo tutto se stesso. Al giro 82 allarga le braccia: alla Ferrari non può chiedere di più, a se stesso ha già chiesto troppo.
Poi il fumo, il fuoco, la paglia. Resta una quinta innestata, quella sbagliata.
E chiedi a Margherita come resti sospeso il cuore di una sposa quando conta i giri, nell’attesa di rivedere passare una macchina rossa.