2001

L''annuncio di Fernando Alonso come pilota titolare della Minardi

In F1 ci sono debutti che nascono da un progetto lineare, da lente e progressive scalate di categorie, e altri che sembrano un incastro fatto di fretta e opportunità, magari per tenersi stretto un talento. Quello di Fernando Alonso in Formula 1 rientra nella seconda categoria: il 5 febbraio 2001 Flavio Briatore, durante il lancio Benetton, “brucia” sul tempo Paul Stoddart e di fatto ufficializza che il suo giovane protetto correrà con la Minardi.

Il dettaglio che racconta bene l’epoca è questo: prima ancora di pensare alla stagione, bisognava far quadrare le carte. Alonso aveva bisogno dei chilometri per la superlicenza, e li ottenne con un test Benetton “prima di Natale”; poi il prestito alla Minardi, appena salvata da Stoddart, diventò la soluzione più pragmatica per farlo crescere in mezzo alla tempesta.

Briatore, anni dopo, la descriverà senza giri di parole e con quel tono da manager che vede la pista come un percorso a tappe: “Alonso venne a casa mia a Londra… ero impressionato dalla sua calma… lo mettemmo in Minardi nel 2001 e poi nel 2002 nel team test Renault… era così freddo, così controllato. Era maturo per la sfida.”

Un anno “di fame” in fondo allo schieramento, uno da collaudatore per capire i metodi di una squadra grande, e poi il salto.

Briatore, ricordando quel passaggio, disse che l’effetto Alonso si vedeva anche sulla Minardi, quasi come se l’asticella si alzasse solo per il fatto di metterlo in macchina: “As soon as we put him in there, Minardi was amazing.”

Non significa che la Minardi fosse diventata improvvisamente una vettura da punti: significa che, in un paddock dove contavano risorse e continuità, lui riusciva già a far parlare la domenica di quello che “dovrebbe” essere impossibile.

Il resto lo conosciamo, ma vale la pena ricordare il senso di quel giorno: non la nascita di un mito, bensì l’inizio di un percorso costruito a piccoli passi — e con un pizzico di spregiudicatezza politica — quando l’accesso alla Formula 1 poteva dipendere anche da chi ti metteva la mano sulla spalla, oltre che da quanto andavi forte.




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