1989

Nasceva Jules Bianchi - Chris Amon

Oggi Jules Bianchi avrebbe compiuto gli anni. E noi vogliamo fargli gli auguri, come se fosse ancora qui, raccontando cosa sarebbe potuto essere.

Come se stesse ancora correndo.

Come se il suo sorriso, la sua educazione, la sua dolcezza, quella luce che avevamo imparato ad amare, fossero ancora parte del paddock.

Come se quella miracolosa Marussia a Monaco fosse solo l’inizio.

Come se i sogni che tutti vedevano in lui – il sedile in Ferrari, l’accoppiata con Charles – non fossero stati solo sogni.

Jules non era solo un talento.

Era un ragazzo speciale. Uno che salutava sempre, che ringraziava, che cercava di capire.

Uno di quelli che ti fanno credere che si possa essere gentili e vincenti, forti e puri, ambiziosi e umani.

Era il “fratello maggiore” di Charles Leclerc.

Lo accompagnava, lo consigliava, lo proteggeva.

E in un altro universo, in un’altra piega del tempo, i due sarebbero saliti insieme sul podio.

In tuta rossa. A Monza. O magari a Suzuka, proprio lì dove la vita si è fermata.

Dev’esserci un multiverso in cui quella maledetta gru era 60 cm più indietro.

E in quel mondo, Jules e Charles corrono e vincono insieme per la Ferrari.


 

2016

Nasceva Jules Bianchi - Chris Amon

C’è chi la chiama maledizione…

Quando vediamo Leclerc perdere una vittoria per un pit stop sbagliato o una safety car fuori tempo, sorridiamo amaro e diciamo che è sfortunato. Persino lui, a volte, ci scherza su.

Ma nella storia della Formula 1, il vero Campione della sfortuna ha un nome preciso: Chris Amon.

Nato in Nuova Zelanda nel 1943, Amon era un talento naturale, elegante e tecnicamente brillante. Lo stimavano Forghieri, Enzo Ferrari — che lo volle in Ferrari dal ’67 al ’69 — e Mario Andretti, che disse di lui: “Se facesse il becchino, la gente smetterebbe di morire”. Una frase amara ma perfetta per raccontare la sua carriera.

In oltre 100 GP, Chris Amon non vinse mai. Non perché gli mancasse qualcosa, ma perché il destino aveva altri piani. Era in testa… poi accadeva l’incredibile: guasti inspiegabili, incidenti assurdi, ritiri grotteschi.

Nel GP di Spagna 1968, un fusibile rotto bloccò la pompa della benzina. In Belgio, lo stesso anno, un foglio di giornale finì nel radiatore. A Monza 1971, perse la visiera del casco in pieno rettilineo. In Francia 1972 era davanti a tutti, finché una foratura cancellò tutto.

Era nel posto giusto… ma sempre nel momento sbagliato.

Non era un pilota mediocre, tutt’altro. Chi lo ha visto in pista lo descrive come raffinato, coraggioso, capace di portare al limite ogni macchina. Ma la sorte non fu mai sua alleata. Ed è forse per questo che oggi il suo nome vive come leggenda romantica della Formula 1.

Chris Amon ci ha lasciato nel 2016, a 73 anni. Ma il ricordo di quell’uomo che sfidò la sfortuna col sorriso rimane.

Perché in questo sport, a volte, il talento non basta. Serve anche la fortuna…




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