Hamilton: «A scuola mi chiamavano n***o e mi tiravano le banane»
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Non un'infanzia semplice quella di Lewis Hamilton, figlio di genitori separati, non apparteneva a una classe agiata, e già in alcune occasioni in passato ha accennato alle sue difficoltà a scuola.

Il sette volte campione del mondo di Formula Uno, che è nato e ha studiato a Stevenage, nell'Hertfordshare,  ha fornito ulteriori dettagli della sua infanzia, raccontando nel podcast "On Purpose", pubblicato lunedì, gli abusi razziali e gli episodi di bullismo subiti a scuola.

Il 38enne, che si sta preparando per la sua 17esima stagione in F1, ha dichiarato: "Per me la scuola è stata la parte più traumatizzante e difficile della mia vita".


Ai già complicati problemi di dislessia se ne sono presto aggiunti altri, ancora più umilianti, frutto di profonda discriminiazione.

"Già all'età di sei anni ero vittima di bullismo. In quella particolare scuola ero uno dei tre bambini di colore e i ragazzi più grandi, più forti e prepotenti mi prendevano spesso in giro. E le continue offese, le cose che ti vengono lanciate addosso, come le banane, o le persone che usano la parola con la "n", sono così rilassate. Le persone che ti chiamano "meticcio" e non sanno che posto occupi. Per me è stato difficile."

Problemi che sono continuati anche nella scuola secondaria.

"Nella mia scuola secondaria c'erano sei o sette ragazzi neri su 1.200 e tre di noi venivano messi sempre fuori dall'ufficio del preside. Il preside ce l'aveva con noi, in particolare con me. Sentivo che il sistema era contro di me e che stavo nuotando controcorrente. C'erano molte cose che tenevo nascoste".

Lewis Hamilton rimane tutt'ora l'unico pilota di colore della Formula Uno, e da sempre si batte e sfrutta la sua posizione per migliorare le condizioni di tanti ragazzi, consapevole di quanto sia complicato anche chiedere semplicemente aiuto in certe situazioni.

"Non sentivo di poter andare a casa e dire ai miei genitori che questi ragazzi continuavano a chiamarmi con la parola con la n, o che oggi sono stato vittima di bullismo o picchiato a scuola, non volevo che mio padre pensasse che non ero forte".

Tra le tante iniziative, Hamilton ha fondato Mission 44, che mira a migliorare la vita delle persone appartenenti a gruppi sottorappresentati, e Ignite, un'impresa comune con il suo team Mercedes per migliorare la diversità e l'inclusione nelle corse automobilistiche.

L'invito a non mollare mai

Il pilota britannico, grazie all'aiuto del padre, alla sua forza di volontà ed al suo talento, ha superato quei momenti difficili per poi diventare uno dei piloti più vincenti di sempre. Adesso sta entrando nell'ultimo anno del suo contratto da 40 milioni di sterline a stagione con la Mercedes. Lui prevede di rimanere sulla griglia di partenza oltre il suo 40° compleanno firmando un nuovo contratto pluriennale.

Guardando alla vita dopo la F1, Hamilton ha aggiunto nel podcast, registrato a novembre: "Sarà molto, molto difficile quando smetterò di correre. Lo faccio da 30 anni. Quando smetti, cosa potrà eguagliare tutto ciò?


Lewis considera la Mercedes come una famiglia e non ha mai smesso di ringraziare il team per le opportunità e le emozioni che gli sono state offerte.

"Niente potrà eguagliare il fatto di essere in uno stadio, di essere a una gara, di essere all'apice di questo sport, di essere in testa alla griglia di partenza o di passare dalla griglia di partenza e l'emozione che mi dà. Quando smetterò ci sarà un grande vuoto, quindi sto cercando di concentrarmi e di trovare cose che possano sostituirlo e che siano altrettanto gratificanti".

Hamilton svelerà la sua nuova Mercedes in occasione della presentazione del team a Silverstone il 15 febbraio, in vista del primo appuntamento della nuova stagione in Bahrain il 5 marzo.

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