Dire che la Scuderia Ferrari abbia iniziato il 2023 in maniera negativa è cosa ovvia, e non solo dal punto di vista sportivo con i risultati in pista. La nuova stagione del team italiano, di fatto, è iniziata anche nel segno dell'instabilità, visto che all'interno della gestione sportiva molti sono stati, e sono, i cambiamenti e gli addii di figure di riferimento.
Si parte con le dimissioni (forzate?) del team principal Mattia Binotto a fine novembre, si dice a causa della scarsa fiducia e sulle diverse vedute realative al futuro della Scuderia tra lui e i vertici del Cavallino (il plenipotenziario CEO Vigna e il presidente Elkann). Neanche un mese dopo, con l'insediamento del nuovo boss Frederic Vasseur si è registrato l'addio di altre figure storiche e senz'altro competenti come Gino Rosato e Jonhathan Giacobazzi, fino ad arrivare all'addio, nei giorni scorsi, dell'ormai ex head of veichle concept David Sanchez.
Cambiamenti che, indubbiamente, avranno conseguenze sul futuro della Rossa, visto che una mancanza di stabilità (e questo è un chiaro caso) mai porta dei benefici in F1 dove, al contrario, il "sempre uguale" è chiave del successo come dimostra in maniera lapalissiana la Red Bull. Cambiamenti che però, analizzati in maniera più approfondita troverebbero la ragion d'essere nei gravi problemi "politici" presenti all'interno della Ferrari, ben più profondi della scarsa competitività della SF-23, come riportato nell'edizione odierna del Corriere Dello Sport.
"La causa di ciò che sta accadendo nella Scuderia -si legge nel pezzo a firma di Fulvio Solms- è una profonda frattura che si è aperta, tale da minare gli ingredienti per puntare in alto: stabilità, andata all’aria con la sostituzione del team principal e una certa unità che c'era nel team".
Stabilità e unità saltate a causa della volontà del presidente e del CEO della Rossa di inglobare la Scuderia nell'azienda, rendendole unico organismo, togliendo così dei poteri al team principal e accentrandoli nelle loro mani. Una volontà che ha causato l'addio di Binotto e l'insoddisfazione del nuovo arrivato Vasseur.
"La frattura tra Vasseur e Vigna costituisce l'ipocentro del terremoto in corso. Vigna ha commissariato Vasseur, che opera con poteri inferiori a quelli dei suoi pari in F1. Non ha controllo sui pass del team. Chiese la delega sugli sponsor e gli fu negata: se l’è tenuta Vigna che l’aveva tolta a Binotto. Vasseur non ha la delega della comunicazione".
Insoddisfazione che Vasseur ha esposto platealmente in Bahrain o, come riportato dal CDS, fidandosi dei suoi o per far capire al CEO il suo malcontento.
"In Bahrain Vasseur si è lamentato con alcune persone del giogo che grava su di lui, senza nascondersi. O pensa che queste sue confidenze non giungano a Vigna (ma francamente ci sentiamo di escluderla), oppure che a due mesi dal suo arrivo a Maranello si è già stufato del modo di procedere, ritenuto inaccettabile, e ha scelto una sorta di “o la va o la spacca”, chiamando allo scoperto chi lo ha appena insediato".
Un'unificazione, tra team e azienda, sempre difesa da Binotto ma caduta con l'arrivo di Vasseur che, secono questa ricostruzione, sarebbe alla base della poca efficienza dei tecnici o del grande esodo da Maranello.

"Ecco la cancellazione dell’autonomia della Scuderia rispetto all’azienda, in vigore dal 1969. Binotto ha difeso quella autonomia e ha difeso anche gli ingegneri quando sbagliavano, sapendo che chi viene protetto osa di più, tira fuori l’idea. Al contrario, chi non si sente tutelato si arrocca nei confini del suo compitino pur di non incappare in un errore che potrebbe costargli il posto. Oppure, se non apprezzato, come Sanchez, raccoglie le sue robe e saluta la compagnia".
Una situazione, quella esposta, tutt'altro che piacevole e capace di portare risultati a breve termine alla quale però, come scrive Solms, lo stesso Vasseur si è prima prestato e poi prontamente pentito e che porrebbe, a breve, portare all'addio di altee figure di primo piano.
"Binotto è stato dimissionato da un management che attorno a lui aveva cambiato le regole, ma Vasseur s’è prestato al gioco; fu lui a pronunciare per primo, a fine gennaio, il teorema «la Scuderia è solo un dipartimento dell’azienda»". "...Forza Ferrari certo, sempre, ma temiamo seguiranno altre spiacevoli, dannose separazioni.Che Laurent Mekies stia cercando casa a Parigi?".
Leggi anche: Ferrari, un possibile ritorno per sostituire Sanchez: il nome
Leggi anche: Ferrari, Turrini commenta l'addio di Sanchez: «Tu chiamale, se vuoi, coincidenze»
Foto media.ferrari.com