Esclusiva - Modesto Menabue: 40 anni in Ferrari. I piloti, i Mondiali persi...
In questi giorni abbiamo parlato in esclusiva con Modesto Menabue, ex motorista Ferrari, con 520 GP disputati e oltre 40 anni di attività. Vero racer, competente, umile ed emblema dell'#essereFerrari…

13/01/2024 08:00:00 Tempo di lettura: 12 minuti

Oltre 40 anni in Ferrari, entrato a soli 16 anni, 520 GP disputati, membro della 'F1 Hall of Fame', umile e competente. Bastano questi elementi per descrivere Modesto Menabue: modenese, ex motorista, racer puro che ha speso quasi tutta la sua vita lavorativa a Maranello, dal 1978 al 2019. Figura forse meno nota ai più ma custode di aneddoti e testimone di eventi, oltre che emblema dell'#essereFerrari, con con cui chi scrive ha avuto l'onore di parlare in esclusiva per 'Formula1.it'.

Hai lavorato 40 anni in Ferrari. Ci racconti la tua storia a Maranello?

"Per entrare in Ferrari dovevi avere 16 anni. Presa la terza media, ho aspettato quell'età per entrare a Maranello. Ho iniziato in sala prova motori di produzione. Poi mi sono scambiato con un collega in GeS e ho iniziato a lavorare sul motore 12 cilindri, passando poi al turbo. Nel 1988 iniziai ad andare in pista e dal '90 ho iniziato a fare test. Facevo test e gare, ero a casa solo per cambiare la valigia. Dal '97 sono passato al race team, fino al mio ultimo GP ad Abu Dhabi, nel 2019".

Un uomo di Enzo Ferrari nella Rossa del terzo millennio. Cosa ricordi del Drake?

"Non ho conosciuto il Commendatore di persona. Lo vedevo in officina, ho visto scene che... Credo che con la F1 di oggi Ferrari non avrebbe resistito, avrebbe imbracciato un fucile e sparato a qualcuno".

Il Drake non avrebbe gradito la F1 di oggi?

"È una F1 'pagliaccia'. Credo che la FIA si stia sgretolando, il presidente c'entra poco. Penso che non sia uno sport corretto: cambi le regole in corsa per ostacolare chi vince. Sei più bravo: vinci. Poi, porti fuori un pilota o vai fuori pista e ti penalizzano. La F1 è la massima espressione dell'automobilismo, ma oggi ha poco di questo spirito: devi salvare gomme, benzina. Poi ha troppe regole: chi controlla? Chi controlla il budget cap? Puoi avere uno studio con scritto 'Prosciuttificio' con dentro ingegneri a lavoro, nessuno lo saprebbe".

Incongruenze solo in pista o anche fuori?

"Vogliono zero emissioni. Ci sono le borracce e non le bottiglie in plastica. Sei sostenibile? Poi hai camion diesel, 30 treni di gomme in termocoperta scaldate con generatori diesel. O ancora, i calendari: sono a impatto zero? Li scrive gente bendata. Così si arriverà al collasso".

Quindi vedi la F1 di oggi solo come business?

"È business, è legato ai motorhome, agli ospiti. Il GP prima era il clou del weekend, ora lo è la sfilata di vip, che poi scappano a fine gara. Poi è condizionata da regole stupide. Vedi i motori: tre all'anno, 7 mila chilometri a power unit. Quanti motori al banco servono per fare certe durate? 40, 50. Si risparmia? E ci sono limiti anche al banco".

Parli per la esperienza?

"In Ferrari andavamo a fare test ai banchi della AVL in Austria: metti la vettura sopra e fai quel che vuoi. Nel 2012 la Ferrari ha costruito questo banco in Ges, è costato milioni. Ci ha salvato spesso. Ora non si può più usare, è considerato test. Ci facevamo girare la macchina per migliaia di chilometri prima dei test invernali, 10 ore al giorno, per arrivare pronti e affidabili".

Quindi è in disuso?

"Praticamente. Nel 2023 è stato concesso dalla FIA un utilizzo di 50 chilometri, nulla...".

Anni in cui hai lavorato su tante vetture: quale ricordi come la migliore, come tecnico?

"Io sono 'nato e morto' motorista. Il motore più potente, aspirato, era quello del '94, con le trombette mobili: le abbiamo introdotte per primi. Come auto migliore dico la 2008, ma ha vinto solo il titolo costruttori".

Solo?

"Si perché Raikkonen aveva vinto nel 2007 e aveva la testa altrove e Felipe, pur lottando, ha commesso errori. Parla del Brasile, ma con quella macchina il titolo lo vinci prima. Come team abbiamo avuto problemi di affidabilità, avendo calato i long run al banco, e diventati meno rigidi del solito. Ci hanno tradito delle bielle difettose".

Come funzionano i long run dei motori?

"A inizio anno ordini dei lotti di componenti, bielle, camme, ecc. Poi prendi pezzi random di ogni lotto, metti insieme il motore e vai al banco. Ogni due mesi fai long run più duri".

Come è la giornata tipo di un tecnico in pista?

"Il venerdì è il giorno più lungo. Sveglia, colazione e vai in pista. Fai la check-list e vedi cosa fare sulla macchina. Scaldi olio, acqua e accendi il motore. Poi vai in pista. Se non hai problemi cambi l'olio e ti prepari per le PF2. Poi puoi cambiare motore o controllare quello già installato se rimane per tutto il weekend. E ti prepari per il sabato".

Hai lavorato con alcuni dei piloti più forti di sempre. Chi ti ha impressionato di più?

"Ho iniziato con Prost, poi Capelli, Berger, Irvine e Schumacher. Michael mi ha aperto un mondo, portando una nuova mentalità. Lo ho nel cuore. Alonso dava indicazioni, spingeva il team ma gli ultimi anni non era più ascoltato. Si dice sia scorretto, offensivo in radio: non è vero. Ho lavorato con Raikkonen, ma non mi ha dato nulla, neanche salutava, ha iniziato a farlo dopo l'addio. Fu ripreso, ma credo per assenza d'alternative. Vettel invece ha un cuore d'oro".

Un ricordo di Schumacher?

"Ricordo il primo test all'Estoril con il muletto della macchina '95, col 12 cilindri. Dopo 7 giri è tornato al box, vedevi il sorriso nel casco. Ci ha chiesto perché non avessimo vinto con quel motore e ci incitò a sviluppare il 10 cilindri del 1996 dalle ceneri del 12 cilindri".

Perché, avendoci lavorato, credi che la storia di Vettel a Maranello non ha funzionato?

"Credo non abbia funzionato il lavoro del team per aiutarlo. In Ferrari manca la mentalità di dire 'dopo 5 gare puntiamo sul pilota dvanti in classifica'. Esistono i giochi di squadra, gli inglesi insegnano. La F1 è nata in Inghilterra, non a Maranello come alcuni credono. Nel 2017 i problemi sono iniziati a Singapore, al via: potevamo vincere, andava gestita...".

Poi c'è stato il ritiro a Suzuka per la candela: uno zero pesante.

"Si, mentre arrivava la macchina in griglia in radio dicevano di alzare la cupola e ripare il guasto. Io, senza essere ascoltato, mi sono aperto in radio, dicendo che non c'era tempo di cambiare la candela. Non ci siamo riusciti. Uno zero pesante".

Altri ricordi su Vettel?

"Credo che soffrisse Hamilton, a differenza di Verstappen, come Max ha mostrato nel 2021: dopo Silverstone lo ha aspettato a Monza. Dopo il 2018 Seb si sentiva ai margini: il team puntava su Charles ed era andato via Arrivabene, suo sostenitore".

Quindi a Hockenheim 2018 pagò la pressione dovuta a Hamilton che stava rimontando?

"C'era una superiorità di macchina. Credo abbia avuto un calo di concentrazione. L'ingegnere lo avvisava di non spingere via radio, ma ha spinto ed è andato fuori. Ennesimo campionato buttato...".

Quali altri mondiali sono stati "gettati"?

"Mi incazzo ancora per quello perso nel 2010 ad Abu Dhabi con una tattica suicida. Abbiamo faticato a perderlo. Si è perso con la strategia e con un set-up da Montecarlo, con cui era impossibile superare. Perché quella strategia con Alonso? Dovevi copiare gli altri, stop. La vettura era un gioiello, era impossibile perdere".

In effetti la F10 non era male. Confermi?

"Primo test in Spagna: dai dati vedevo Alonso alzare il piede sul dritto. Viene al box e gli chiedo se avesse problemi. Mi dice di caricare benzina perché eravamo troppo forti, ci saremmo scoperti. Giravamo sempre con 60 chili. Abbiamo buttato un mondiale vinto".

Anche nel 2022 si è persa l'occasione?

"All'inizio la F1-75 era davanti, poi con le novità si è persa. È tornata forte quando si è rimessa roba vecchia".

Nel 2019 hai vissuto l'arrivo di Leclerc. Quale è il segreto di Charles?

"Dalle formule minori si è visto che era forte. Debuttò con la Sauber, un 'cancello', andando a punti. Era nostro, lo abbiamo portato a casa. Nel 2019 ha vinto delle gare. Credo che il suo limite, oggi, sia il suo ingegnere, bravo ma molto 'timido'. Non come Lambiase...".

O come Bonnington?

"Bonnngton è smielato. Dice sempre a Hamilton: 'Sei il migliore, siamo i più veloci'. Un sacco di balle! Non sai da solo di essere il numero uno? O di non essere il più veloce?".

Parlavamo delle vittorie del 2019. Nel 2020 invece c'è stato lo scandalo del motore...

"In Ferrari non puoi andare oltre la legalità. Maranello è un colabrodo, tutti parlano. Quel motore, nato da quello 2019, era come quello Mercedes. Ma, se politicamente vali zero...".

Come oggi, non trovi?

"Las Vegas è stato un esempio clamoroso: un danno di milioni per il tombino e successiva penalità per la batteria. Gente con le palle, non ti avrebbe fatto correre. In Ferrari non hanno mai mostrato di avere le palle. Montezemolo sarebbe andato di corsa...".

Hai vissuto le ere di Ferrari, Montezemolo, Elkann e Marchionne. Ti chiedo cosa serve alla Ferrari per tornare a vincere?

"Un presidente come Montezemolo e un team principal come Vasseur. Anche se nel gestire i piloti... Permetti quella lotta a Monza? Se Sainz e Leclerc vanno fuori ti cacciano. Doveva congelare le posizioni".

Forse perché era davanti Leclerc...

"Fréd sembra favorire Leclerc, Binotto era per Sainz: vedi Silverstone 2022 e il dito puntato a Leclerc davanti a tutti. Lo fai in privato".

Visto che lo hai citato: su Binotto cosa ci dici?

"Credo abbia sbagliato approccio, simile a quello di Marchionne. Il progetto era giusto: puntare sugli italiani per risistemare la Ges, distrutta da tecnici precedenti (Pat Fry, ndr). Si era tornati al terzo posto. Facile, vincere è difficile. Devi aprire il portafoglio e prendere gente. Se il presidente si espone ok, sennò...".

Tecnici come Newey?

"Newey è stato vicino alla Ferrari, sono certo. Non si fece niente perché voleva con sé i suoi tecnici, non per motivi economici. Non sarebbe mai venuto da solo, davanti alla 'mafia' che ti ostacola. Si voleva tutelare con i suoi fedeli in ruoli chiave, a fare i report".

Problemi con cui si è scontato anche Allison...

"Si, anche se ha pagato la disgrazia familiare. Passava due giorni a settimana a Maranello: inaccettabile per Marchionne. Altro tecnico preso da Toto Wolff, che non è stupido, da cui avere informazioni".

Tecnici che hanno vuotato il sacco?

"Dopo che Allison è stato mandato via sono venuti i tecnici FIA a fare dei controlli mirati. C'era, ad esempio, una presa d'aria mobile in una zona della macchina, disegnata da Allison. Vietata, ma non nota. I commissari hanno controllato proprio quello, dicendo che c'erano parti mobili. Come lo sapevano?".

In Ferrari non prevale la stabilità. Quale è stato il suo segreto per resistere 40 anni?

"La passione. Ho fatto 30 anni di gare, 520 GP. Ti deve piacere, hai nuove sfide ogni anno. Certo, in Ferrari non è facile, se sbagli sei crocifisso".

Errori che hanno portato, notizia recente, all'addio di Rueda...

"Sono serviti anni per capirlo! Ma attenzione: chi è al suo posto ora era il suo braccio destro".

Il tuo momento migliore in Rosso?

"Direi il podio di Singapore 2015: mandarmi a ritirare il premio del team fu un regalo di Arrivabene, arrivato dopo il pessimo 2014. Nel '15 la situazione migliorò. A pagare fu Marmorini, a cui il 'tecnico greco' (Tombazis, ndr) disse di rinunciare a 50 cavalli, perché li avrebbe ritrovati con lui l'aerodinamica. Pensa che oggi è colui che delibera le regole. Da motorista, invece, dico l'epoca dei motori aspirati. Non credo nell'ibdrido, per non dire nell'elettrico: di elettrico c'è il forno, il frigo".

Come tecnico cosa pensi delle regole 2026?

"Non so chi le scriva. Togli potenza al motore termico per darla all'eletrrico. Usi il motore termico per ricaricare. Sarà una Formula E rumorosa. Su piste veloci che fai? Quanto dura l'elettrico? A metà rettilineo arranchi".

Cosa pensi, o sai, della Ferrari 2024?

"Spero sia migliore della 2023. Non credo prenderà la Red Bull, come non lo farà McLaren o Mercedes. Red Bull ha un vantaggio notevole, ha finito lo sviluppo a luglio. Tutti andranno verso le loro idee, Newey ha dettato la strada, e credo che fino al 2025 saranno davanti".

Chiudiamo il cerchio: dopo una vita in F1, chi è oggi Modesto Menabue?

"Una persona che è a casa, che ha imparato a non far nulla dopo 30 anni di GP o a fare delle vacanze. Poi presento la trasmissione 'Motori & Motori' e collaboro con un team di auto d'epoca, in Germania. Mi diverto. Dal 2021 faccio la Mille Miglia, con degli amici. Un'esperienza fantastica, da provare. Dormi poco ma te la spassi!".

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