Un filo sottile
Quando si parla di Ferrari, si cammina su un filo sottile: tra passione e pressione, tra sogni e parole. Raccontare, oggi più che mai, è un atto di equilibrio

14/06/2025 20:20:00 Tempo di lettura: 3 minuti

Quando si tratta di Ferrari, si sa, si gioca con il fuoco. È il fuoco della passione. Quella che muove gli uomini vestiti di rosso, i Tifosi in giro per il mondo, quella che ormai si intreccia con un intero Paese. È la passione struggente di chi sostiene fino all'ultimo, anche attraverso gli anni difficili, anche quando i risultati non arrivano. Proprio come sta accadendo quest'anno.

I proclami di inizio campionato, che annunciavano una Ferrari pronta a lottare per il titolo iridato, si sono scontrati con una realtà ben diversa. Una macchina non perfetta, un team in difficoltà. Ed è qui che si è scatenata la tempesta.

Non è stato il cielo di Montréal a portare un acquazzone, ma poche parole sono bastate per rivelare un clima di tensione. Da un lato un team storico, dall'altro la stampa italiana. Proclami da una parte, proclami dall'altra. La verità forse sta nel mezzo, in tutto quello che non è stato detto.

Perché l'arte di usare le parole è un'arma potentissima, forse la più potente che esista. E se da un lato i proclami sono stati forse esagerati, è anche vero che dall'altro i critici non si sono mai risparmiati. Certo, la Ferrari non è una semplice scuderia: è una fiamma accesa nel cuore di milioni. Ma la passione che la circonda cammina su un filo sottile: può diventare sostegno incondizionato o giudizio inconvertibile.

D'altronde la stampa sta facendo il suo lavoro. Racconta, stimola, mette in discussione. Ma forse, in certi momenti, vale la pena ricordare che le parole vanno usate con attenzione, la stessa con cui si regola un'ala posteriore. Perché non sempre si vede ciò che accade dietro le quinte. Non si ascoltano i briefing, non si conosce il clima che accompagna le decisioni difficili.

Perché c'è sempre distanza tra chi lavora e chi racconta. È naturale sia così. Ma in quella distanza non deve nascere il sospetto, bensì il rispetto. Perché da una parte ci sono uomini e donne che ogni giorno cercano di trasformare la pressione in performance, il sogno in realtà. E dall'altra ci sono occhi che osservano, parole che provano a raccontare quello che in pochi vedono. Quelli che, un giorno, sperano di scrivere «Sì, è accaduto. Questa volta il sogno si è avverato!».

Perché, alla fine, è questo ciò che tutti sperano di poter raccontare. Da dietro le quinte o attraverso le pagine di un giornale.

Foto copertina www.ferrari.com

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