Sono passati mesi dall'ultima apparizione di Adrian Newey in un paddock, avvenuta in occasione del Gran Premio di Monaco. Nel resto del tempo, l'ingegnere resta nel nuovo quartier generale dell'Aston Martin a Silverstone, per lavorare sulla vettura del 2026. Una scelta dettata non solo dal contratto ma anche dall'età, che non gli permette più di seguire il circus in giro per il mondo. Prima di questo, però, era comune vederlo in griglia fino all'ultimo istante disponibile, tenendo in mano il suo iconico quaderno rosso, pieno di schizzi delle soluzioni tecniche scovate sulle macchine rivali.
Un metodo analogico in un mondo digitale, su cui Newey punta ancora non solo per abitudine, ma anche per alcuni vantaggi che l'esperienza ha evidenziato. "Tutte le squadre hanno dei fotografi-spia, gli altri sanno chi sono e quando li vedono corrono per coprire i dettagli delle macchine. Alla fine si hanno migliaia di fotografie digitali, si usano software per categorizzali e altro ancora, ma un occhio non esperto ci mette una settimana a passarle tutte. Io vado di persona a disegnare perché le immagini sono in due dimensioni, e spesso non hanno l'angolo che ti interessa. E così risparmio tempo", ha spiegato l'ingegnere al podcast di James Allen.
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