F1, l’occasione sprecata: perché l’effetto suolo non ha funzionato
Le regole sull’effetto suolo 2022-25 avrebbero dovuto rivoluzionare le gare, ma tra porpoising, outwash e governance lenta la F1 si è ritrovata a combattere problemi che non è riuscita davvero a risolvere.

04/01/2026 18:00:00 Tempo di lettura: 4 minuti

Le regole sull’effetto suolo introdotte tra il 2022 e il 2025 avrebbero dovuto rivoluzionare lo spettacolo in pista. Invece, tra porpoising, outwash reintrodotto e una governance lenta, la Formula 1 si è ritrovata a combattere gli stessi problemi che voleva risolvere.

Un regolamento nato bene, ma lasciato sfuggire di mano

F1, l’occasione sprecata: perché l’effetto suolo non ha funzionato

Le norme sull’effetto suolo 2022-25 non hanno funzionato come previsto, anche perché la FIA non ha reagito con la rapidità necessaria per correggere ciò che non stava andando. Migliorare la capacità delle vetture di seguire era un obiettivo ambizioso e complesso e, nonostante l’enorme lavoro di ricerca svolto da F1 e FIA, i limiti del regolamento sono emersi presto.

L’introduzione dei fondi a effetto suolo mirava a rendere le vetture più stabili aerodinamicamente, mentre le restrizioni sulle parti che generavano outwash erano un passo nella giusta direzione. Ma nessuno aveva previsto che le monoposto sarebbero state portate a correre così basse da rendere i bordi del fondo estremamente critici.

Il porpoising è stato il primo grande allarme: vibrazioni violente, piloti preoccupati per la colonna vertebrale e un problema mitigato solo parzialmente con modifiche ai bordi del fondo.

Le vetture hanno continuato a correre bassissime, ma i team hanno iniziato a generare vortici laterali sigillanti per migliorare la tenuta, aggirando di fatto lo spirito delle regole.

Inevitabilmente, è tornato anche l’outwash. La FIA avrebbe dovuto intervenire su soluzioni come i vortici ai lati del fondo, le fessure nelle piastre terminali dell’ala anteriore e le complesse geometrie aerodinamiche attorno ai freni, ma nulla è stato realmente bloccato.

Governance lenta, team troppo veloci: il nodo irrisolto della F1

Nel 2022 le vetture riuscivano a seguirsi meglio, ma con l’aumento della deportanza la situazione è peggiorata fino a trasformarsi, nel 2025, in gare processionali dominate dal treno DRS. Anche le modifiche del 2023 alle piastre terminali non hanno risolto il problema: i team hanno trovato nuovi modi per ottenere lo stesso effetto.

La FIA sostiene che i processi di governance abbiano impedito interventi più incisivi, e questo è vero. Ma se la Formula 1 vuole davvero migliorare lo spettacolo, non può permettere che la burocrazia prevalga sulla necessità tecnica.

I team agiranno sempre nel proprio interesse; chi scrive le regole deve avere l’autorità per farle rispettare.

Cambiamenti utili avrebbero potuto essere introdotti nel 2024 o nel 2025, ma il sistema non lo ha permesso. È la solita battaglia tra regolatore e interessi commerciali e oggi chi controlla la F1 sembra più concentrato su tutto ciò che non riguarda le corse.

A fine 2025 seguire era comunque più facile rispetto al 2021, ma non abbastanza. La griglia è diventata più compatta, sì, ma anche perché il regolamento è così rigido da sfiorare una formula monomarca.

Il tetto di spesa aggiunge ulteriore complessità: più che un limite chiaro, è una procedura contabile piena di eccezioni. Una versione più semplice e diretta sarebbe necessaria per evitare ambiguità.

La FIA dovrebbe poter identificare i problemi entro la prima parte della stagione e introdurre modifiche per l’anno successivo entro metà campionato. Ma senza un cambio di mentalità, sarà difficile evitare che il 2026 ripeta gli stessi errori: team che sviluppano vetture sempre più veloci, ma che peggiorano lo spettacolo.

Le regole 2022-25 hanno insegnato molto, ma non abbastanza. Senza una governance più agile e un reale equilibrio tra libertà tecnica e qualità delle gare, la Formula 1 rischia di ritrovarsi ancora una volta a inseguire i propri problemi invece di superarli.

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