Hamilton, l’uomo che ha cambiato lo stile della F1
13/01/2026 08:00:00 Tempo di lettura: 4 minuti

In quasi vent’anni di Formula 1, Lewis Hamilton ha trasformato la figura del pilota moderno, ridefinendo non solo cosa significhi vincere in pista, ma anche come esprimersi fuori da essa. Sette volte campione del mondo, icona globale e oggi volto della Ferrari, Hamilton ha intrecciato sport e moda come nessun altro nel paddock, costruendo un linguaggio estetico che racconta la sua identità, la sua evoluzione e la sua visione culturale. A 41 anni, mentre si prepara alla sua ventesima stagione in F1, il britannico continua a spingersi oltre i confini, diventando una delle personalità più influenti del panorama contemporaneo.

Dalle prime ribellioni al Met Gala: la nascita di un’estetica

Hamilton, l’uomo che ha cambiato lo stile della F1

Quando Hamilton debuttò in McLaren nel 2007, la Formula 1 era rigidamente codificata: divise obbligatorie, poca libertà personale e nessuno spazio per la moda come forma di espressione. Hamilton, però, iniziò presto a forzare quei confini. In quegli anni, come ha raccontato a Vogue, si cambiava persino in auto pur di indossare qualcosa che lo rappresentasse davvero.

Dal 2010 il suo stile iniziò a prendere forma: capi su misura, jeans firmati, silhouette definite. Il 2015 segnò la svolta definitiva con il primo invito al Met Gala, dove sfoggiò un abito blu elettrico Topshop in linea con il tema "China: Through the Looking Glass". Era l’inizio di un percorso che lo avrebbe portato a diventare un punto di riferimento della moda maschile contemporanea.

La collaborazione con lo stylist Law Roach, dal 2015 al 2021, fu il vero catalizzatore. Insieme sperimentarono volumi oversize, motivi complessi, materiali inusuali e un approccio narrativo al look. Le sue apparizioni al Met Gala divennero iconiche: dal completo Dolce & Gabbana del 2016 allo smoking bianco Tommy Hilfiger del 2018, fino al look metallico del 2019 e all’abito Kenneth Nicholson del 2021, con strascico in pizzo come omaggio ai designer neri. Hamilton non si limitava a vestirsi: usava la moda per amplificare voci e storie, invitando giovani creativi neri al suo tavolo e trasformando la sua presenza in un atto politico e culturale.

Transizioni, simboli e nuovi inizi: l’era Ferrari

Il 2024, ultimo anno con Mercedes, fu un crescendo estetico. Ogni look raccontava un’emozione: dal bomber Marni rosa e avorio di Miami al maglione Dior di Monaco, fino ai tre outfit simbolici di Abu Dhabi, pensati per rappresentare il passaggio dalle Frecce d’Argento al rosso Ferrari. Persino il suo ingegnere storico, Pete Bonnington, partecipò al gioco indossando uno dei look più audaci del pilota come gesto d’addio.

Il 2025 segnò l’inizio della nuova era. La prima foto in rosso Ferrari — Hamilton davanti alla casa di Enzo Ferrari, accanto a una F40, in un tre pezzi Ferragamo — fece il giro del mondo. Era un’immagine studiata, rispettosa, potente. Nello stesso anno, per la premiere di F1 The Movie, indossò capi Dior da lui stesso disegnati, confermando la sua crescente autorità creativa.

Tra i look più discussi della stagione: il completo Calvin Klein bianco con Timberland a Monaco, il Canadian Tuxedo Margiela per il Canada, il look Burberry con cristalli Swarovski a Silverstone e, per chiudere l’anno, il Look 16 della collezione Ferrari Style Primavera/Estate 2026 di Rocco Iannone.

Il culmine del suo impatto culturale arrivò con la co-presidenza del Met Gala 2025, tema "Superfine: Tailoring Black Style", sviluppato insieme ad Anna Wintour. Hamilton si presentò con un abito creato da Grace Wales Bonner: giacca avorio corta, pantaloni a righe, fascia ricamata. Un manifesto estetico e identitario.

Lewis Hamilton ha trasformato la moda in un’estensione del suo modo di essere, un linguaggio attraverso cui raccontare appartenenza, ribellione, memoria e futuro. Ha aperto la strada a una nuova generazione di piloti che oggi si sentono liberi di esprimersi, contribuendo a rendere la F1 un palcoscenico culturale oltre che sportivo. La sua eredità non vive solo nei record, ma nella capacità di ridefinire cosa un campione può essere: non solo un vincitore, ma un simbolo.

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Foto copertina x.com

Foto interna x.com


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