Il 2026 segnerà un punto di svolta storico per la Red Bull. Per la prima volta dal 2005, anno dell’acquisizione della Jaguar, il team di Milton Keynes scenderà in pista con un propulsore interamente sviluppato in casa. Una scelta ambiziosa, che promette vantaggi strutturali nel lungo periodo ma porta con sé inevitabili interrogativi sulla competitività immediata. In questo scenario di aspettative elevate e pressioni crescenti, Ford e Red Bull Powertrains lavorano per costruire un futuro all’altezza del loro punto di riferimento assoluto: Max Verstappen.

L’integrazione tra telaio e nuovo propulsore rappresenta uno dei pilastri del progetto, ma i dubbi sull’efficacia nel breve termine restano. Mark Rushbrook, direttore delle prestazioni Ford, ha confermato che gli obiettivi interni sono stati raggiunti e che il programma procede secondo i piani, pur riconoscendo che il livello attuale potrebbe non essere ancora quello dei migliori costruttori.
Rushbrook ha condiviso la visione di Toto Wolff, definendo la sfida Red Bull-Ford come «l’Everest da scalare»: un’immagine che sintetizza perfettamente la complessità del nuovo regolamento tecnico e il peso delle aspettative che gravano sul progetto.
In parallelo, il manager di Verstappen, Raymond Vermeulen, ha lasciato intendere come il 2025 rappresenterà un anno cruciale per il futuro del quattro volte campione del mondo, suggerendo che le prestazioni del nuovo corso Red Bull avranno un ruolo centrale nelle sue scelte a lungo termine.
In un’intervista ad Autosport, Rushbrook ha ribadito l’importanza del ruolo di Verstappen:
«È un talento generazionale. Avere un campione al volante di una vettura con motore Red Bull Ford è importante, certo. Crediamo nella squadra, nel motore e nelle persone che progettano la vettura. Ma alla fine spetta al pilota sfruttarne ogni singolo grammo di potenza. E crediamo che Max sia un campione».
Allo stesso tempo, il dirigente Ford ha chiarito che l’impegno del marchio non è legato a un singolo nome:
«Max è una parte importante, ma non al punto da dire: “Se lui se ne va, ce ne andiamo anche noi”. Abbiamo fiducia nella squadra e sappiamo che in futuro ci saranno altri piloti».
Ford è consapevole che trattenere Verstappen richiederà risultati concreti, ma la filosofia resta invariata:
«Come piloti e come squadra, vogliamo vincere. Il 2026 sarà un anno difficile per tutti a causa delle nuove regole, ma è fondamentale scendere in pista con l’intenzione di vincere. Le mie osservazioni sono indipendenti da Max: vogliamo dare il massimo», ha spiegato Rushbrook.
Un approccio che contrasta con la strategia più graduale di Audi, che ha fissato l’obiettivo iridato al 2030. A riguardo, Rushbrook ha osservato:
«Sono in una posizione diversa. In termini di struttura e di vettura, avete già visto cosa può fare la Red Bull. Parte di questo si trasferirà anche nel 2026».
E ha aggiunto:
«Capiremo davvero dove siamo a Barcellona e in Bahrain. Vogliamo essere in testa alla griglia, questa è l’intenzione. Sappiamo che è una sfida enorme con una nuova power unit, ma se non ci riusciremo subito, continueremo comunque a spingere per arrivarci».
Il progetto Red Bull Powertrains nasce da una combinazione di competenze: personale Red Bull e Ford, ex membri Honda e nuovi innesti provenienti da Mercedes. Una miscela che richiede tempo e un forte lavoro di integrazione culturale.
Rushbrook ha spiegato:
«I costruttori di motori storici hanno culture consolidate. Qui, invece, si partiva da zero. Oggi siamo passati da nessun dipendente Powertrains a oltre 500 persone. La vera sfida è far sì che tutti comprendano e facciano propria la cultura Red Bull, integrandosi in un ambiente già esistente».
Il 2026 rappresenta per Red Bull e Ford un salto nel vuoto calcolato, un rischio necessario per restare al vertice in un’era di profonde trasformazioni regolamentari. La sfida è titanica, ma la determinazione del team e la presenza di un campione come Verstappen offrono una base solida. Se il nuovo propulsore manterrà le promesse, il progetto Red Bull-Ford potrebbe inaugurare un nuovo ciclo vincente; in caso contrario, sarà comunque l’inizio di una rivoluzione destinata a ridefinire gli equilibri della Formula 1.
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