Il 2026 sarà, a suo modo, una stagione storica e indubbiamente particolare per la Red Bull che, di fatto, affronterà il mondiale della grande rivoluzione tecnica con varie novità: per la prima volta dopo quattro anni, Max Verstappen non sarà campione del mondo in carica. Non solo, poiché l’olandese avrà un nuovo compagno di squadra, Isack Hadjar. Per la scuderia di Milton Keynes, inoltre, inizierà una nuova e inedita partnership tecnica con la Ford, che aiuterà Red Bull Powertrains nella produzione e gestione della nuova power unit. Fuori dalla pista, poi, peserà l’assenza di Helmut Marko, dimissionato dopo oltre vent’anni di permanenza nel team nelle vesti di consulente. Il tutto senza dimenticare l'assenza, già metabolizzata, di Adrian Newey e del team principal Chris Horner, licenziato a campionato in corso e sostituito da Laurent Mekies.
Così come per il Dottor Marko, anche per il team principal britannico si è chiusa una lunga parentesi in Red Bull, caratterizzata da successi a raffica e ben otto mondiali Piloti conquistati, alcuni agilmente e altri in modo rocambolesco, come quello vinto nel 2021 da Max Verstappen, il primo in carriera per l’olandese. Un centro passato alla storia per il movimentato finale di gara, con Lewis Hamilton che perse il suo ottavo titolo in modo controverso per la decisione dell’allora Race Director, Michael Masi, sulla gestione della ripartenza dopo Safety Car.
Un episodio ancora oggi ricordato da diversi addetti ai lavori, ma anche dal team principal della Mercedes, Toto Wolff, che in una recente intervista al Telegraph è tornato sulla questione, punzecchiando il suo storico rivale, Christian Horner, per la gestione della vicenda e per la sua personalità.
“Entrambi meritavano di vincere, ma l’arbitro ha preso una decisione sbagliata, per usare un’analogia calcistica. Non si può tornare indietro. Gol segnato, partita finita. Non è mai stato capace di ammetterlo, cerco di guardare la cosa dall’altra parte: dal loro punto di vista, meritavano di diventare campioni del mondo, avevano avuto alcuni incidenti ingiusti durante la stagione, e il risultato di quella gara è una rappresentazione fedele dei livelli di prestazione durante la stagione. Ma Christian non è mai stato in grado di ammettere lo stesso: se fosse stato il contrario e fosse successo a loro quel giorno, sarebbe stato catastrofico, avrebbe tirato fuori ogni sorta di insulto. Penso che la capacità di essere introspettivo o di vedere l’altro lato con compassione sia una lacuna totale nella sua personalità. È il senso di superiorità che ha, e questo lo ha danneggiato, perché si sentiva in diritto di avere tutto il potere, e la Red Bull non voleva darglielo”.
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