Nel mondo della Formula 1, dove ogni millesimo di secondo pesa come una sentenza, anche i campioni sono costretti prima o poi a confrontarsi con i propri limiti. Max Verstappen, oggi quattro volte campione del mondo, ha ricordato una fase della sua carriera in cui la velocità non bastava a tenere sotto controllo la frustrazione: l’inizio del 2018, l’anno che lo ha messo davvero alla prova.

Max Verstappen non ha esitazioni quando gli viene chiesto quale sia stata la stagione più formativa — e al tempo stesso più complessa — della sua carriera. L’olandese indica senza dubbio l’inizio del 2018, un periodo segnato da incidenti, tensioni interne e da una crescente pressione psicologica.
Dopo il debutto in Formula 1 a soli 17 anni con la Toro Rosso nel 2015 e la promozione lampo in Red Bull nel 2016 — culminata con la vittoria immediata a Barcellona — la traiettoria di Verstappen sembrava destinata a una crescita lineare. Il 2018, però, raccontò una storia diversa: sei incidenti nelle prime sei gare, compresa la collisione con il compagno di squadra Daniel Ricciardo a Baku, misero a dura prova la sua fiducia e la sua reputazione.
Ripercorrendo quel periodo nel podcast Talking Bull, Verstappen ha ammesso:
"Il 2018, l'inizio, le prime sette o otto gare. Ho commesso alcuni errori e poi sono entrato in una spirale negativa, ho cercato di spingere ancora di più e non ha funzionato, ed ero davvero arrabbiato con me stesso."
La svolta, racconta, arrivò in Canada:
"Poi ho avuto una svolta a Montreal […] e devo dire che credo che da quel giorno sia scattato qualcosa."

Nonostante le difficoltà, quella stagione si trasformò progressivamente in un trampolino di maturazione. Con il passare dei weekend, Verstappen ritrovò lucidità e continuità, conquistando vittorie in Austria e in Messico e chiudendo l’anno con 11 podi complessivi.
Guardando oggi a quel periodo, il pilota olandese riconosce come proprio quei momenti abbiano contribuito a forgiare il campione che è diventato. Quando gli viene chiesto se, entrando in Formula 1, immaginasse la persona che sarebbe diventato, risponde con la consueta schiettezza:
"No, perché non ci penso. Non voglio saperlo, non mi interessa."
E se potesse dare un consiglio al giovane Max? La risposta colpisce per profondità e consapevolezza:
"Niente. Vorrei che commettesse gli stessi errori o attraversasse gli stessi momenti difficili e quelli felici, perché se sai tutto in anticipo è davvero noioso e diventi anche pigro. [Si impara dai] momenti difficili, e ne hai bisogno: puoi dire a qualcuno ‘non fare questo, non fare quello’, ma a volte è proprio commettere l’errore che ti impedisce di rifarlo."
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