Sono passati 7 mesi da quando Christian Horner è stato licenziato dalla Red Bull. Una notizia che è arrivata di punto in bianco, sebbene voci su un suo possibile allontamento circolassero da quasi un anno: la sua figura, infatti, era sul lastrico da quando era stato accusato di molestie sessuali da una dipendente, ma poi, nonostante il processo e l'immagine rovinata, era rimasto nel ruolo. A luglio, invece, si è scatenata la tempesta perfetta, complici i risultati che non arrivavano, il gioco di potere dell'entourage di Verstappen e la nuova divisione delle parti nella holding Red Bull.
Nell'ultimo periodo, l'ex team principal è stato accostato a quasi tutte le squadre, ma non ci sono stati proclami ufficiali. Lo stesso Horner, parlando al Dublin Motor Show, ha ammesso di non voler tornare fino a che non ci sarà qualcosa di significativo da fare. "Mi manca lo sport. Ci ho passato 21 anni e mi sono divertito, ho vinto molto e ho lavorato con persone fantastiche. Non devo tornare per forza, potrei fermarmi ora, ma sento che il mio lavoro non è compiuto, non ho chiuso la mia carriera come avrei voluto".
"Non tornerei indietro per un'offerta qualsiasi, tornerei solo per qualcosa che mi faccia vincere, nell'ambiente giusto, con le persone giuste", ha aggiunto ancora poi Horner. "Preferirei essere un partner, piuttosto che un dipendente, ma vedremo cosa uscirà fuori, non ho fretta. I media sono sempre alla ricerca di notizie sul mio futuro, ma la verità è che fino a questa primavera non potrò fare nulla". In tutta la griglia, gli unici che gli garantirebbero l'ingaggio che cerca sono quelli del midfield: infatti, è difficile che nomi come Ferrari o McLaren gli cedano spazio e quote, mentre le squadre di fondo griglia sono alla ricerca di persone grintose e di esperienza, pronte anche a investire. Notizie più certe, però, arriveranno solo alla fine del suo gardening.
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