1983, anche quella volta la F1 rinacque dalle sue ceneri
Alla vigilia del Mondiale 2026 vale la pena ricordare un altro dei passaggi epocali vissuti dalla massima competizione a ruote scoperte; forse quella che nasceva dalle più drammatiche motivazioni.

01/02/2026 20:15:00 Tempo di lettura: 4 minuti

Alla vigilia del Mondiale 2026 vale la pena ricordare un altro dei passaggi epocali vissuti dalla massima competizione a ruote scoperte; forse quella che nasceva dalle più drammatiche motivazioni. 

Nel 1983 la Formula Uno visse una delle svolte regolamentari più significative della sua storia. Venne sancita la fine dell’era dell’effetto suolo e l’inizio di una nuova concezione tecnica e politica del Circus. Dopo anni di dominio delle monoposto con minigonne laterali e fondi sagomati, capaci di generare enormi carichi aerodinamici sfruttando il flusso d’aria sotto la vettura (effetto Venturi) la Federazione Internazionale dell’Automobile (allora FISA) decise di intervenire per motivi di sicurezza visti i tragici incidenti costati la vita a Gilles Villeneuve e Riccardo Paletti e quello gravissimo occorso a Didier Pironi; in aggiunta, andavano tutelati il contenimento dei costi e l'equilibrio competitivo.

La misura chiave fu l’introduzione dell’obbligo del fondo piatto lungo tutta la lunghezza della vettura. Questa norma eliminava di fatto i profili Venturi e le minigonne, strumenti fondamentali per l'otteninento della cosiddetta "deportanza" che incollava le vetture all'asfalto per ottenere il già citato effetto suolo. 

1983, anche quella volta la F1 rinacque dalle sue ceneri
La Benetton Tyrrel 012 del 1983


Le monoposto del 1983 furono quindi ripensate radicalmente nel loro profilo aerodinamico: i progettisti spostarono l’attenzione su ali, diffusori e soluzioni innovative per recuperare il carico perduto. Il risultato fu un cambiamento profondo nella filosofia progettuale: la ricerca della deportanza non era più concentrata quasi esclusivamente nel sottoscocca, ma andava distribuita sull’intera carrozzeria.

Parallelamente, il 1983 fu anche un anno cruciale sul piano politico. Il conflitto tra FISA e FOCA, noto come “guerra FISA-FOCA”, aveva contrapposto federazione e costruttori per il controllo della Formula Uno. 
L’accordo "Concorde", firmato nei primi anni Ottanta, aveva definito nuove regole commerciali e sportive, rafforzando il ruolo della FISA e aprendo la strada a una maggiore centralizzazione del potere regolamentare. La riforma tecnica del 1983 traduceva quindi anche l’espressione di un nuovo equilibrio di forze all’interno del Circus.

1983, anche quella volta la F1 rinacque dalle sue ceneri
La Ferrari 126C3 campione del mondo costruttori 1983

Dal punto di vista sportivo, il cambiamento regolamentare favorì i team e i piloti più capaci di adattarsi rapidamente. La stagione 1983 vide il trionfo di Nelson Piquet con la Brabham-BMW, simbolo dell’ascesa dei motori turbo, mentre la Ferrari conquistò il titolo costruttori. La combinazione tra nuove regole aerodinamiche e sviluppo dei propulsori sovralimentati accelerò la trasformazione tecnologica della Formula Uno, rendendola sempre più sofisticata ma, ovviamente, non meno costosa: uno degli obiettivi della riforma era stato dunque fallito.

In una prospettiva storica, la rivoluzione regolamentare del 1983 rappresentò una cesura netta tra due epoche. Da un lato si era conclusa la fase sperimentale e spesso avventurosa dell'utilizzo delle minigonne; dall’altro si veniva affermando una Formula Uno più regolata, in cui la sicurezza e la governance istituzionale avrebbero acquisito un peso sempre crescente. 

Le decisioni prese in quell’anno influenzarono profondamente lo sviluppo tecnico e politico del campionato nei decenni successivi, facendo del 1983 uno spartiacque fondamentale nella storia della massima categoria dell’automobilismo. Quelle vetture, alcune in particolare come la Brabham, bastava guardarle per comprendere quanto e come fossero state riconcepite, con la sagoma a freccia e i grandi e articolati alettoni posteriori, l'abitacolo stretto e il passo ridotto. Non c'erano più le bandelle laterali che fungevano da ventosa sull'asfalto; il tutto per eliminare il rischio che, in caso di perdita di aderenza, le macchine decollassero come aerei.

Foto copertina www.formula1.com la Brabham BT52B guidata da Nelson Piquet campione del mondo 1983

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