L’Audi arriva al primo test ufficiale in Bahrain con il peso di uno shakedown complicato alle spalle, ma ne esce con una sensazione completamente diversa: quella di un progetto che, finalmente, inizia a prendere forma.
Dopo un debutto “goffo” a Barcellona e una lista di problemi definita “molto, molto lunga” da Mattia Binotto, Jonathan Wheatley parla di progressi “considerevoli” e di un ambiente di lavoro che sta trovando ritmo e identità. Non è ancora una squadra rifinita, ma è una squadra che ha iniziato davvero a muoversi.

Il primo test in Bahrain ha restituito un’Audi più solida e costante rispetto a quanto visto a Barcellona. Con 353 giri completati e un settimo posto nella classifica dei tempi, la squadra ha mostrato un’affidabilità in crescita e un programma finalmente coerente.
Wheatley lo racconta con franchezza:
«Penso che quei problemi siano ancora presenti, ma li stiamo affrontando con determinazione. Sono davvero molto incoraggiato. Siamo stati il primo team a mettere in pista questa generazione di auto. Abbiamo sviluppato il nostro propulsore, non solo la PU ma anche il cambio».
Il confronto con Barcellona è netto:
«A mio avviso, a Barcellona il nostro funzionamento era un po’ goffo, ma ora sta prendendo forma».
Il messaggio è chiaro: i problemi non sono spariti, ma la squadra ha iniziato ad affrontarli con decisione, uno dopo l’altro.
Quando gli viene chiesto se la famosa lista di problemi di Binotto si sia accorciata, Wheatley sorride. Non perché la situazione sia semplice, ma perché la complessità fa parte del gioco.
«Se è simile alla mia lista di cose da fare, continua semplicemente ad allungarsi: ne cancelli una, ma ne aggiungi altre dieci perché la tua ambizione è tale che inizi a cercare margini ancora più piccoli».
È un modo per dire che la crescita non è lineare e che un progetto giovane come quello Audi richiede un approccio costante: sistemare, migliorare, scoprire nuovi dettagli da affinare.
La parte più incoraggiante, per Wheatley, non è nei numeri ma nelle persone: «La cosa più incoraggiante è l’ambiente di lavoro collaborativo che si sta creando nel garage».
Un segnale importante per una squadra che sta costruendo tutto da zero: struttura, cultura e metodo.
Audi lascia il Bahrain con una certezza nuova: non è ancora una squadra competitiva, ma è una squadra che ha iniziato a funzionare. I problemi restano, la lista si allunga, ma il ritmo di lavoro cresce e il progetto comincia a respirare.
Wheatley vede progressi “notevoli”, Binotto continua a spingere e il team ha finalmente trovato una direzione. La strada è lunga, ma per la prima volta dall’ingresso in Formula 1, Audi sembra davvero in cammino.
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