La stagione 2026 di Formula Uno è appena iniziata e, con essa, hanno fatto il loro debutto le nuove monoposto figlie del nuovo regolamento tecnico, con importanti novità sia a livello aerodinamico che motoristico. Una generazione di F1 che, per quanto visto nel primo weekend di gara in Australia, porta con sé delle novità filosofiche di rottura rispetto al passato: le auto 2026 non sembrano mettere alla prova i piloti dal punto di vista della guida, ma sembrano premiare chi è in grado di schiacciare i pulsanti giusti al momento opportuno e alzare il piede quando necessario, anche se l'istinto direbbe il contrario.
Uno scenario che abbiamo visto a Melbourne e di cui ha parlato l'ex pilota di F1 Johnny Herbert, che non ha usato mezzi termini nel criticare quella che dovrebbe essere la massima espressione della velocità applicata all’automobilismo.
Nel suo intervento a Snabbare Herbert ha sottolineato come l'attuale generazione di auto non metta davvero alla prova i piloti, ma li distragga con troppe funzionalità quasi da videogioco, riducendo la difficoltà di guida. Anzi, quasi azzerandola.
“Da ex pilota - ha ammesso l'inglese - e ora appassionato, non voglio pensare a clipping, boost, modalità di sorpasso e ali attive. Voglio solo vedere i piloti messi alla prova, ma non vengono messi alla prova nel modo giusto. Vengono messi alla prova come in un videogioco. È questo lo spirito della F1? Pulsanti da premere al momento giusto? Dov’è finita l’abilità? Chiunque può farlo, persino mia nonna potrebbe affrontare Eau Rouge con queste macchine”.
In chiusura del suo intervento Herbert ha espresso una certa nostalgia verso i tempi passati, quando le vetture erano progettate per permettere ai piloti di fare la differenza con la loro guida piuttosto che nella gestione dei parametri.
“Le vere auto di Formula 1 ora non ci sono più. La capacità di un Verstappen, di un Hamilton, di un Senna, di un Prost, di uno Schumacher di spingersi sempre oltre i limiti, di controllare la velocità dell’auto in curve ad altissima velocità come quelle che abbiamo a Melbourne, era ciò che metteva davvero alla prova il pilota. Abbiamo quasi perso tutto questo, si sta perdendo quello che dovrebbe essere il DNA delle corse. La tecnologia si è spinta troppo oltre”.
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