Il disastroso avvio della stagione F1 2026 non sta mettendo in difficoltà solo Aston Martin: rischia di travolgere l’intera Honda Racing Corporation. Da quando HRC ha unificato i programmi a due e quattro ruote, le sorti della MotoGP e della Formula 1 sono diventate connesse. E oggi, con la power unit Honda che sta affondando la AMR26, l’emergenza è totale.

Il debutto in Australia è stato una resa pubblica. Adrian Newey ha denunciato senza filtri le carenze del propulsore, spiegando come le vibrazioni danneggino le batterie e arrivino fino alle mani dei piloti. I numeri dei test invernali sono impietosi: appena 2.111 km percorsi dalle due Aston Martin, contro i 21.551 km Mercedes e i 16.121 km Ferrari. Lance Stroll ha paragonato la sensazione a “fulminarsi su una sedia”. Né lui né Fernando Alonso hanno visto il traguardo.
Honda, per ora, ha incassato in silenzio. Ma a Sakura è scattato l’allarme: tutte le risorse disponibili stanno convergendo sulla Formula 1, lasciando la MotoGP esposta ai contraccolpi di una crisi nata altrove.
Un dirigente Honda lo ha ammesso chiaramente: “Nella MotoGP questo avrà sicuramente un effetto. Condividiamo la stessa struttura della F1 e gli sforzi immediati saranno concentrati sulla risoluzione di quel problema”.
Il tempismo è drammatico. Proprio ora che Honda aveva iniziato a mostrare segnali concreti di ripresa — +35% di punti rispetto al 2024, passaggio dal grado di concessione D al C, un Joan Mir competitivo in Thailandia prima del cedimento del pneumatico — la priorità rischia di spostarsi altrove. E con una rivoluzione regolamentare in arrivo nel 2027, perdere slancio adesso potrebbe essere fatale.
A complicare tutto c’è la situazione interna: il 1° aprile Hikaru Tsukamoto lascerà il suo incarico, e la cultura aziendale giapponese rende difficile per i dirigenti MotoGP opporsi a eventuali decisioni dall’alto che dirottino risorse verso la F1. “È molto insolito che un subordinato metta in discussione un ordine proveniente dall’alto”, ha spiegato una fonte vicina ai team giapponesi.
Ironia della sorte, questo terremoto arriva proprio mentre Honda aveva scelto di restare ai margini delle tensioni politiche tra MSMA e MotoGP Sports Entertainment, forte della sua solidità industriale. Ma appartenere a un colosso globale significa anche essere vulnerabili a crisi che nascono lontano dal proprio perimetro.
La crisi della power unit Honda non è solo un problema tecnico: è un detonatore che sta mettendo sotto pressione l’intera struttura HRC. La MotoGP teme di perdere risorse, continuità e priorità proprio nel momento in cui aveva iniziato a rialzarsi.
Se Honda non riuscirà a spegnere rapidamente l’incendio della Formula 1, il rischio è che a pagare il prezzo più alto sia il reparto che, paradossalmente, stava mostrando i segnali più incoraggianti.
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