Aston Martin Honda, crisi totale: Suzuka rischia di diventare un’umiliazione in casa
23/03/2026 14:32:00 Tempo di lettura: 5 minuti

Aston Martin e Honda arrivano alla terza gara della stagione con un peso che va oltre i risultati: è la sensazione di essere intrappolati in un incubo tecnico che nessuno aveva previsto con questa intensità. Due Gran Premi, quattro ritiri, una vettura che vibra, si rompe, si spegne. Un progetto nato per rilanciare l’alleanza con Honda e riportare il team nella lotta al vertice si è trasformato in una corsa contro il tempo, in cui ogni giro completato sembra un traguardo e ogni problema risolto ne rivela altri due.

E ora arriva Suzuka. La gara di casa Honda. Il luogo in cui non puoi nasconderti, non puoi giustificarti, non puoi fallire. Il luogo in cui ogni limite tecnico diventa un giudizio pubblico. La breve pausa tra Cina e Giappone è stata l’unica boccata d’aria in un calendario che non concede tregua, ma il lavoro da fare è enorme. Le vibrazioni, la batteria, il telaio, il comfort dei piloti: tutto sembra parte di un unico nodo irrisolto. E la domanda che aleggia nel paddock è semplice e brutale: Honda arriverà pronta alla sua gara di casa?

 

Un’emergenza che cresce più del tempo a disposizione

Aston Martin Honda, crisi totale: Suzuka rischia di diventare un’umiliazione in casa

Aston Martin e Honda si presentano al GP del Giappone con un bilancio che definire disastroso è quasi riduttivo: due Gran Premi, zero arrivi al traguardo. Un inizio di stagione che ha superato la soglia dell’allarme, trasformandosi in una crisi tecnica che rischia di esplodere proprio nella gara di casa Honda. In più, le vibrazioni, la batteria, il telaio, il comfort dei piloti: ogni elemento sembra collegato a un problema più grande, ancora lontano dall’essere compreso.

«Suzuka sarà dura a meno che non riescano a trovare un po’ di magia nei prossimi 10 giorni», ha dichiarato Lance Stroll dopo il weekend cinese.
Poi, con ironia amara: «Pregate con me!».

Ma la realtà è che non c’è magia che tenga senza un lavoro profondo. E il tempo, per Honda, è diventato un avversario.

«Ovviamente dall'Australia alla Cina abbiamo avuto solo cinque giorni, il motore era esattamente lo stesso dell'Australia. Ora abbiamo due settimane, quindi abbiamo bisogno di più tempo al banco prova, dobbiamo dare alla Honda più tempo per capire le vibrazioni e da dove provengono. Tutto sommato, dobbiamo dare alla Honda più tempo», ha spiegato Alonso.
 

 

Vibrazioni, compromessi e un limite che Alonso non vuole più superare

Per quanto assurdo possa sembrare, Aston Martin e Honda hanno effettivamente fatto progressi. Ma sono progressi che arrivano da un punto di partenza talmente basso da non poter essere celebrati. Le vibrazioni che scuotevano la batteria fino a romperla sono state mitigate, ma non risolte. E il compromesso scelto per sopravvivere in pista è stato drastico: far girare il motore a regimi più bassi rispetto ai rivali, sacrificando prestazione per evitare il collasso dei sistemi.

«Probabilmente riderete se dico che abbiamo fatto progressi», ha ammesso Mike Krack.
 

La sua spiegazione, però, è chiara: entrambe le vetture hanno completato la sprint, Alonso ha percorso 32 giri in gara e ogni chilometro è oro per un progetto così indietro. Ma il prezzo da pagare è altissimo: Stroll si è ritirato per un presunto problema alla batteria mentre lo spagnolo ha dovuto sopportare delle vibrazioni fino a che sono diventate insopportabili.

Shintaro Orihara, direttore tecnico Honda in pista, ha confermato la gravità del problema:
«Abbiamo migliorato le vibrazioni dal punto di vista dei sistemi, ma rimane comunque un problema per il comfort del pilota. Si tratta di un aspetto fondamentale da affrontare in vista della prossima gara in Giappone».

Krack ha provato a minimizzare, ricordando che «se si lotta per la vittoria, è possibile guidare», ma la verità è che ogni giro perso pesa come un macigno. E la decisione di fermare Alonso, per quanto logica, resta un segnale inquietante.

 

La radice di tutti i mali sembra essere una sola: le vibrazioni. Se Honda riuscirà a risolverle, molte altre criticità potrebbero svanire. Ma la domanda è quanto tempo servirà — e se Suzuka arriverà troppo presto.La motivazione della Honda è enorme, la capacità di reagire rapidamente è nota. Ma nulla, oggi, può essere garantito. E il Giappone, più che una gara di casa, rischia di diventare un giudizio.

 

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Foto copertina x.com

Foto interna x.com


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