Negli ultimi anni della Formula 1 ci siamo abituati a un mondo dominato dalla gestione delle gomme: gli ingegneri pensavano a modi per non farle bruciare, mentre i piloti venivano guidati dal muretto su quanto e dove spingere per evitare l'usura eccessiva. I Gran Premi con più di due soste erano diventati un'eccezione; anzi, a volte c'era qualcuno che rischiava il tutto e per tutto proprio con un pit stop in meno, confidando su pneumatici solidi anche oltre i calcoli della Pirelli.
Con la nuova generazione, la parola d'ordine è diventata "energia", e sembra che il degrado gomme non giochi più un ruolo così importante. La Mercedes e la Ferrari hanno guidato il gruppo con una semplice strategia a una sosta sia in Australia che in Cina, mentre i team nelle retrovie hanno avuto bisogno di più cambi, e questo scenario rischia di ripetersi per tutto il calendario. Infatti, le monoposto più piccole e leggere causano meno carico sugli pneumatici, e se a questo uniamo i lift and coast che i piloti fanno per gestire la batteria si vede come uno stint possa quasi durare in eterno.
Il problema non è passato inosservato nel quartier generale della Pirelli, dove si stanno pensando già ad alcune soluzioni da implementare dopo le settimane di pausa. "Stiamo ancora acquisendo i dati, ma quando facevamo i test in Bahrain avevamo portato la C1, C2 e C3, ma ora crediamo che si possa correre anche con la C2, C3 e C4, quindi uno step più morbido. In alcuni circuiti faremo così, abbiamo già sentito i team e loro hanno già un'idea, ma possiamo cambiare l scelte solo in collaborazione con la FIA", ha spiegato Mario Isola, come riportato da Motorsport.com. Tuttavia, l'ingegnere italiano non è ancora in allarme, dato che si aspetta una grande evoluzione nei prossimi mesi: "Nella seconda parte della stagione le macchine saranno diverse. Se diventeranno più veloci aumenteranno il carico sull gomme, quindi la selezione andrà bene".
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