La Formula 1 ha impiegato quasi due anni per definire le regole 2026: prima le unità di potenza, poi il telaio. Il passaggio alla ripartizione “50-50” tra motore termico ed elettrico, la rimozione dell’MGU-H e il recupero energetico limitato al solo asse posteriore hanno creato un sistema intrinsecamente instabile. Era prevedibile tutto questo?

Il risultato era prevedibile: una vettura che, una volta scaricata la batteria, perde velocità in rettilineo fino a dover scalare marcia. Toto Wolff, nel 2023, liquidò l’ipotesi con sicurezza:
«Non succederà»
Eppure, nelle qualifiche di Melbourne 2026, George Russell ha perso oltre 50 km/h sul dritto, scalando due marce: esattamente lo scenario che Mercedes riteneva impossibile.
Le carenze delle nuove power unit non si limitano allo spettacolo: la FIA sta intervenendo per ridurre il rischio di velocità pericolose in uscita, riconosciute come fattore nel grave incidente di Oliver Bearman a Suzuka. Oscar Piastri lo ha detto chiaramente:
«Abbiamo parlato di questa possibilità sin da quando queste vetture sono state ideate».
Tra i primi a sollevare dubbi c’era Christian Horner, che temeva un regolamento capace di generare «un mostro tecnico».
Per lui, il rapporto tra potenza termica ed elettrica era il vero nodo.
Wolff respinse le critiche, attribuendole a strategie politiche:
«Forse il suo programma motori non sta procedendo come previsto».
Oggi, però, è proprio la Mercedes a dominare un campionato che soffre le conseguenze di quelle scelte.
Con una pausa di cinque settimane come occasione inattesa, la F1 deve decidere se correggere un regolamento che sta mostrando i suoi limiti o se accettare di aver costruito un sistema che ora la mette con le spalle al muro. Le avvisaglie c’erano tutte. Ora non ci sono più alibi e, anzi, ci deve essere la volontà di cambiare le cose perché così non si può più andare avanti.
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