Audi, tre weekend e una certezza: il via è un disastro progettuale
12/04/2026 16:45:00 Tempo di lettura: 5 minuti

In Formula 1 ci sono problemi che si risolvono con una regolazione, altri con un aggiornamento. E poi ci sono quelli che, a un certo punto, smettono di sembrare incidenti di percorso e iniziano a somigliare a qualcosa di più profondo. È ciò che sta accadendo all’Audi: tre weekend, tre partenze compromesse, tre gare che raccontano la stessa storia. Nessuno nel team lo dice apertamente, ma nel paddock la sensazione è chiara — non si parla più di rodaggio. Qui c’è un nodo tecnico che affonda le radici nel progetto stesso della vettura.

 

Audi e un problema che non è più un incidente di percorso

 Audi, tre weekend e una certezza: il via è un disastro progettuale

 

Se oggi si riconosce alla Ferrari il miglior stacco da fermo della griglia, all’estremo opposto c’è l’Audi. Le sue partenze sono diventate un caso tecnico evidente, tanto che Gabriel Bortoleto le ha definite «terribili» dopo il Giappone, dove lui e Nico Hülkenberg hanno perso complessivamente dieci posizioni nel primo giro.

Non è un episodio isolato: in tutti e tre i weekend disputati, l’Audi ha mostrato la stessa debolezza. Non è più un tema di rodaggio, ma un limite strutturale.
Hülkenberg lo ha ammesso senza giri di parole: «È ovviamente una cosa reale».

I numeri lo confermano: in media, i piloti Audi perdono quattro posizioni nel primo giro. Su sei partenze effettive, solo una volta uno dei due ha guadagnato terreno — e solo grazie a un incidente altrui. La peggiore? Cina sprint: Hülkenberg -9.
È la prova che il problema non è il pilota, ma la vettura.

E mentre altri team — come Mercedes — faticano ma mostrano segnali di progresso, l’Audi sembra ferma. Bortoleto lo ha detto chiaramente: «Possiamo migliorare un po’, ma non nel breve termine per raggiungere le Ferrari».

 

Il nodo tecnico: un turbo troppo grande per scattare bene

Le difficoltà in partenza non riguardano solo l’Audi: l’eliminazione dell’MGU-H e le limitazioni sull’MGU-K hanno complicato la vita a tutti. Ora il turbo deve essere portato nella finestra ideale “a mano”, tenendo il motore a pieno regime per circa dieci secondi prima del via, mentre la batteria deve essere carica al punto giusto per la seconda fase dello scatto.

Ma non tutti i turbo sono uguali.
La Ferrari, per esempio, ha scelto un turbocompressore più piccolo, più leggero, più rapido a entrare in regime. È uno dei motivi del suo vantaggio.

L’Audi, invece, sembra aver fatto la scelta opposta: un turbo molto più grande, probabilmente il più grande della griglia.
Un vantaggio in velocità di punta e potenza complessiva… ma un limite enorme al via.

Bortoleto lo ha praticamente confermato:
«La procedura è molto simile per tutti. Credo che ci siano squadre che hanno sviluppato la vettura in modo diverso per ottenere partenze migliori».
E poi: «Non credo che nessuna squadra pensasse che sarebbe stato così difficile partire. Finora è andata malissimo».

Se il problema è davvero il turbo, non basta affinare la procedura: serve un ripensamento progettuale. E questo richiede tempo.

Mattia Binotto, responsabile del progetto F1 Audi, lo ha ammesso:
«Di certo non è il nostro punto di forza al momento… non c’è una soluzione ovvia da adottare».
E ancora:
«È una priorità assoluta… abbiamo un buon ritmo in qualifica, ma non vale la pena partire da lì se poi si perdono tutte le posizioni in partenza».

Le due gare cancellate, paradossalmente, diventano un’opportunità:
«Avremo un po’ più di tempo per riflettere sull’inizio della stagione», ha concluso.

 

L’Audi non sta semplicemente cercando di migliorare le procedure: sta affrontando un limite concettuale del progetto. Le partenze non sono un dettaglio, ma un punto critico che condiziona ogni gara.
E finché il turbo resterà quello, la squadra dovrà convivere con un handicap strutturale che nessun pilota può compensare.
Il vero lavoro, quello che può cambiare la stagione, è appena iniziato.

 

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