A volte non serve un comunicato ufficiale per capire che qualcosa si sta muovendo. Basta un’assenza, un addio inatteso, una crepa che si apre nel punto più delicato. Attorno a Max Verstappen, oggi, quelle crepe iniziano a formare un disegno che fino a ieri sembrava impossibile anche solo da immaginare.

La partenza di Gianpiero “GP” Lambiase verso la McLaren nel 2028 non è un semplice cambio di casacca: è un colpo al cuore del rapporto più iconico della F1 moderna. L’ingegnere che ha accompagnato Verstappen in ogni fase della sua ascesa, l’uomo con cui ha costruito un linguaggio tecnico unico, lascia la Red Bull proprio mentre il team vive il peggior avvio di stagione dell’era recente.
E non è un caso isolato. L’addio di Helmut Marko, insieme ad altre figure chiave, compone un mosaico inquietante: una Red Bull che perde pezzi mentre la concorrenza accelera.
In questo vuoto, la domanda che nessuno voleva pronunciare diventa inevitabile: e se Verstappen decidesse di cambiare aria?
Juan Pablo Montoya, come sempre diretto, non ha avuto dubbi. Parlando con AS Colombia, ha dichiarato:
«Questa potrebbe essere l’occasione perfetta per Verstappen. La Red Bull è un po’ lenta. Se rimarrà così per tutto l’anno, Max cercherà sicuramente una via d’uscita, un modo per andarsene il prima possibile.»
Non un’ipotesi romantica: una lettura fredda del paddock.
La Mercedes è tornata davanti, guida il campionato e ha un team principal — Toto Wolff — che ammira Verstappen da anni. Non è un segreto, non è un sussurro: è un interesse dichiarato, coltivato nel tempo, mai nascosto.
In un contesto in cui la Red Bull sembra aver perso slancio tecnico e stabilità interna, l’idea di vedere Verstappen in argento non è più fantascienza. È una possibilità concreta, forse la più logica. Rimanere in Red Bull, oggi, appare come l’opzione meno attraente: non per mancanza di riconoscenza, ma per pura competitività.
Verstappen non è un pilota che accetta compromessi. Ha costruito la sua carriera sulla velocità, ma anche sulla capacità di capire quando un progetto non può più dargli ciò che vuole. E il 2026, tra partenze eccellenti e una macchina che non convince, potrebbe diventare l’anno in cui decide di riscrivere la sua storia.
Montoya non ha fatto altro che dire ciò che molti pensano e pochi osano ammettere: il futuro di Verstappen non è più un dogma.
La Red Bull non è più una certezza. La Mercedes non è più un’ipotesi remota.
E quando il paddock inizia a muoversi così, significa che qualcosa di grande sta per accadere.
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