A volte basta un dettaglio, un gesto, un cambio di postura per capire che un campione non ha ancora finito di raccontarsi. Lewis Hamilton, oggi, sembra muoversi con quell’energia lì: non la nostalgia di ciò che è stato, ma la sensazione che qualcosa di importante stia tornando a pulsare.

Nigel Mansell, uno che la Ferrari l’ha vissuta sulla pelle e che conosce il peso delle aspettative, non ha dubbi: Hamilton è “rinato”.
Dopo un 2025 complicato, il primo anno in rosso senza nemmeno un podio — un record negativo che mancava da 44 anni — il 2026 ha mostrato un pilota trasformato. Più a suo agio con la nuova generazione di vetture, più aggressivo nei duelli, più vicino alla versione dominante di sé.
A Shanghai e Suzuka ha lottato ruota a ruota con Leclerc, senza timori reverenziali, e ha finalmente conquistato il primo podio con la Ferrari. Un risultato simbolico, certo, ma soprattutto un segnale: Hamilton è tornato a mordere.
Mansell, intervistato da Sky Sports News, lo ha detto con la schiettezza di chi non deve compiacere nessuno:
“Mi piacerebbe che Lewis ci riuscisse. Forza Lewis! È speciale. Concludiamo questa storia.”
Ma il suo discorso non si è fermato lì. Mansell ha voluto spiegare perché crede davvero nella rinascita:
“Lewis sembra un altro pilota rispetto all’anno scorso. È più aggressivo, più affamato, più libero. Lo vedi da come entra in curva, da come gestisce la macchina quando è al limite.”
Per lui, il fattore emotivo è decisivo:
“Quando un pilota come Lewis sente di avere la macchina sotto di sé, cambia tutto. Gli torna la fiducia, gli torna la voglia di rischiare.”
E quando Hamilton rischia, resta uno dei migliori al mondo.
E poi il punto chiave, quello che dà senso all’intero quadro:
“Non sta correndo per dimostrare qualcosa agli altri. Sta correndo per chiudere un cerchio.”
E quando un campione corre per se stesso, diventa pericoloso per tutti.
Infine, un riconoscimento alla Ferrari:
“La Ferrari gli ha ridato energia. Si vede. Hanno fatto un lavoro incredibile e lui lo sta ripagando.”
L’ottavo titolo non è più un sogno: è una possibilità concreta.
Il Gran Premio di Gran Bretagna è il luogo dove Hamilton ha costruito parte della sua leggenda. A luglio andrà a caccia della decima vittoria a Silverstone, un traguardo che nessuno ha mai sfiorato.
Mansell non ha esitato:
“Ci scommetto. Lewis è di nuovo carico.”
Secondo il campione del mondo 1992, la Ferrari ha fatto un lavoro straordinario durante l’inverno. Non è ancora al livello della Mercedes, ma è lì, vicina, pronta a sfruttare ogni spiraglio. E la McLaren, rinata, aggiunge un ulteriore livello di imprevedibilità a un campionato già apertissimo.
Mansell spera anche in una modifica regolamentare prima di Silverstone, convinto che potrebbe trasformare la gara in un caos spettacolare:
“Ci sono sei o sette piloti in grado di vincere. Sarebbe fantastico.”
Hamilton non sta inseguendo un record: sta inseguendo un finale. E quando un campione ritrova la sua scintilla, quando la macchina inizia a seguirlo e quando un altro campione lo indica come riferimento emotivo, allora significa che qualcosa si sta muovendo davvero.
L’ottavo titolo non è una certezza. Ma per la prima volta da anni, non sembra più un miraggio.
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