Il weekend di Miami ha mostrato una squadra divisa tra ciò che poteva essere e ciò che è stata. Pierre Gasly ha vissuto una gara che si è ribaltata in un istante, Franco Colapinto ha portato punti preziosi con una maturità sorprendente, e Flavio Briatore ha letto il tutto con la freddezza di chi guarda oltre il risultato immediato. È stato un fine settimana intenso, segnato da un incidente evitabile, da un rookie che continua a crescere e da un team principal che non concede attenuanti. Non è un bilancio semplice, ma è un bilancio che racconta esattamente dove si trova oggi questa squadra: competitiva, vulnerabile e costretta a trasformare ogni errore in un passo avanti.

Pierre Gasly parte bene, forse troppo bene. Guadagna posizioni, evita il testacoda di Verstappen, poi si ritrova risucchiato nel gruppo.
«Ero fiducioso sul nostro ritmo… sapevo che avevamo la possibilità di conquistare molti punti.»
La gara gli scivola via nel momento più inatteso: il contatto con Lawson, la capriola, la paura:
«È davvero spaventoso finire a capriola… l’incidente era totalmente evitabile.»
Gasly non alza la voce, ma la delusione è netta: la macchina c’era, i punti anche, e tutto si è dissolto in un errore altrui:
«Sono soprattutto deluso per la squadra… meritavamo dei punti.»
Dall’altra parte, Franco Colapinto vive una domenica opposta: solida, pulita, quasi chirurgica:
«Ho conquistato altri punti arrivando ottavo… abbiamo sfruttato al massimo tutto ciò che potevamo.»
La sua gara è lineare, senza scosse, senza sbavature:
«È stata una gara un po’ solitaria… ma il ritmo è stato solido e abbiamo gestito bene.»
È un rookie che cresce senza rumore, che sbaglia poco, che porta ciò che serve: punti, costanza, affidabilità e soprattutto porta un messaggio: la macchina funziona e, quando non ci sono incidenti, i risultati arrivano.
Flavio Briatore legge il weekend con la lucidità di chi non si lascia distrarre dal caos.
«Per Pierre è un risultato deludente… la vettura era chiaramente in lizza per i punti.»
Non cerca colpe interne, ma non minimizza: l’incidente è stato evitabile, il potenziale è stato sprecato. Su Colapinto, invece, il tono cambia:
«Ha soddisfatto le nostre aspettative… la vettura è competitiva.»
È un riconoscimento pieno, ma anche un monito: questo livello deve diventare la norma, non l’eccezione.
Poi arriva la parte più significativa, quella che guarda oltre Miami:
«Abbiamo molte cose da rivedere prima del Canada… alcuni nuovi elementi forse non hanno portato a Pierre i miglioramenti sperati.»
È una frase che pesa: non tutto l’aggiornamento ha funzionato, e il team lo sa. Infine, un elogio istituzionale ma non casuale:
«Complimenti alla FIA e alla Formula 1 per la decisione di anticipare la partenza…»
È il modo di Briatore per dire che la squadra c’è, ma il contesto conta e va gestito con precisione.
Miami lascia una squadra sospesa tra frustrazione e conferme: Gasly ha perso punti che sembravano già in tasca, Colapinto ha mostrato una maturità che vale più dell’ottavo posto, e Briatore ha tracciato una linea chiara su ciò che serve per crescere. È un weekend che non offre risposte definitive, ma indica la direzione: consolidare, correggere, capitalizzare. La quinta forza del campionato non può permettersi di oscillare. E il Canada, ora, diventa il primo vero banco di prova per capire se questa squadra vuole restare nel gruppo o iniziare davvero a inseguire chi sta davanti.
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