Hadjar cade, Max resiste: Mekies vede luce o la immagina?
04/05/2026 12:00:00 Tempo di lettura: 4 minuti

Il weekend di Miami ha restituito l’immagine di una Red Bull che non è ancora tornata dominante, ma che ha finalmente ripreso a muoversi nella direzione giusta. Max Verstappen ha trasformato una gara nata storta in una rimonta di sostanza, Isack Hadjar ha pagato un errore in un momento in cui la squadra aveva ritmo vero, e Laurent Mekies ha messo ordine in un quadro tecnico che oggi vale più del risultato. È stato un fine settimana pieno, complesso, fatto di segnali incoraggianti e limiti ancora evidenti, ma soprattutto di una sensazione nuova: Red Bull non è più ferma.

 

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Hadjar cade, Max resiste: Mekies vede luce o la immagina?

Max racconta una gara che gli è sfuggita di mano al primo giro, quando il posteriore lo ha tradito e il testacoda alla seconda curva ha cambiato la prospettiva di tutto:
«Ho perso aderenza al posteriore ed è stato un peccato… le dure non funzionavano bene per noi.»

Da quel momento è stata una gara di gestione, di sopravvivenza, di piccoli margini da proteggere. Eppure, nella sua voce c’è qualcosa che non si sentiva da settimane:
«Abbiamo sicuramente guadagnato un po’ di prestazioni… è bello essere tornati in gioco.»
Non è entusiasmo, è lucidità.

Dall’altra parte del box, Hadjar vive la giornata opposta: brillante all’inizio, poi tradito dalla troppa foga:
«Mi sentivo alla grande… poi è arrivato l’errore. Ero troppo impaziente.»


Il ritmo c’era, la macchina lo sosteneva, e proprio per questo la frustrazione pesa di più:
«Sentivo che erano punti facili… ora voglio sfruttare tutto in Canada.»
È un rookie che impara, e oggi ha imparato nel modo più duro.

 

Mekies guarda oltre il risultato: aggiornamenti, identità e un team che si ricompatta

Laurent Mekies non legge il weekend attraverso la classifica, ma attraverso la direzione tecnica.
«La nostra vettura oggi è molto diversa da com’era cinque settimane fa in Giappone… abbiamo guadagnato qualche decimo e risolto alcuni problemi.»
È una frase che pesa più di qualsiasi posizione: Red Bull non è ancora dove vuole essere, ma ha smesso di scivolare.

Il merito, per Mekies, è collettivo:
«Abbiamo un team fantastico a Milton Keynes e qui in pista… è stato un grande sforzo a 360 gradi.»
E poi c’è il punto che definisce il weekend: Max che risale il gruppo, che tiene in vita uno stint di 50 giri sulle dure, che ricorda a tutti cosa può fare quando la macchina gli dà anche solo metà di ciò che chiede.

Su Hadjar, Mekies è diretto ma protettivo:
«Non lo abbiamo aiutato… ma il suo ritmo iniziale era ottimo.»
È un modo elegante per dire che il potenziale c’è, e che il weekend non lo racconta davvero.

La chiusura è un ponte verso Montreal:
«Siamo sulla strada giusta… ma serve molto di più per tornare a lottare per il primo posto.»

 

Il weekend di Miami racconta una Red Bull che non ha ancora ritrovato tutto, ma ha ritrovato abbastanza per rimettersi in cammino. Verstappen ha mostrato che il talento può compensare i limiti, ma non cancellarli; Hadjar ha ricordato quanto sia sottile il confine tra crescita e impazienza; Mekies ha dato forma a una visione che non vive di episodi, ma di direzioni.

È un momento di transizione, di aggiustamenti, di piccoli passi che iniziano a pesare. Non è ancora la Red Bull che detta il ritmo, ma è una squadra che ha smesso di inseguire nel buio. E ora guarda al Canada con qualcosa che non aveva da settimane: una traccia chiara da seguire.

 

 

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