ESCLUSIVA - Dino Beganovic: dalla Ferrari Driver Academy al sogno Formula 1
Nei giorni scorsi noi di Formula1.it abbiamo avuto l'onore di scambiare quattro chiacchiere con il giovane talento della Ferrari Driver Academy Dino Beganovic. Ai nostri microfoni lo svedese ci ha poi raccontato l'emozione di guidare una F1 in pista

11/05/2026 07:00:00 Tempo di lettura: 8 minuti

La Formula 1 è l’apice di una piramide che negli anni sforna sempre più giovani talenti. Proprio nelle ultime stagioni ne abbiamo avuto la prova con l’ingresso nel Circus iridato di nomi come Andrea Kimi Antonelli, Isack Hadjar, Gabriel Bortoleto, Oliver Bearman e, proprio quest’anno, Arvid Lindblad. Partendo dal basso, dopo i kart si accede alla Formula 4, passando poi per la Formula Regional, la F3 e infine la Formula 2.

Oggi vogliamo farvi conoscere meglio uno degli alfieri della Ferrari Driver Academy di Maranello, ovvero lo svedese Dino Beganovic.

Intervistato in esclusiva, ai nostri microfoni Dino ci ha parlato molto approfonditamente della sua esperienza con il Cavallino di Maranello, soffermandosi soprattutto su un momento molto importante della sua carriera: il debutto al volante della Rossa in una sessione ufficiale di prove libere. Prima di arrivare, però, a quella FP1 svolta in Bahrain, abbiamo voluto chiedergli cosa significasse per lui far parte della Ferrari Driver Academy e in che modo lo avesse aiutato nella sua carriera motoristica. Con molta onestà lo svedese ha risposto dicendo: “Mi hanno aiutato moltissimo a diventare un pilota più completo di quanto non fossi prima di entrare a farne parte. È stato, ed è, un bel viaggio, con il supporto da fuori che mi aiuta molto, prima di tutto come persona, ma anche come pilota”.

Continuando, Dino ha poi aggiunto: “Questa è la settima stagione insieme ed è davvero bello far parte di questa organizzazione e di questo team iconico”.

Come detto, proprio a Sakhir il giovane svedese ha avuto la possibilità, e l’onore, di portare in pista una monoposto di Formula 1 del Cavallino Rampante in una sessione ufficiale durante un weekend di Formula 1. Queste occasioni non capitano spesso, e farsi trovare pronti è fondamentale anche per dimostrare il proprio talento. Ripercorrendo quei momenti, il pilota di Formula 2 ha detto: “Ovviamente è stato molto speciale per me. È successo in Bahrain lo scorso anno ed ero molto nervoso prima di allora. Soprattutto dal momento in cui avevo ricevuto la chiamata”.

“Per quanto mi riguarda, però, dal momento in cui ho iniziato a prepararmi per le FP1 quel giorno ero semplicemente concentrato su tutto quello che dovevo fare. Ho avuto quasi dei momenti di blackout in quella sessione perché, sai, sei così concentrato su cosa fare che quasi dimentichi quello che stai facendo. Alla fine è andata molto bene e ne sono stato molto felice. È molto speciale partecipare a una sessione di F1, ma farlo con la Ferrari lo è ancora di più”. Questa frase dimostra quanto rappresentare il team di Maranello sia un onore, ma anche un onere. Quando però ricevi la “chiamata” non puoi rifiutarla, un po’ come accadde a Oliver Bearman nel weekend di Jeddah, chiamato a sostituire Carlos Sainz dopo che lo spagnolo dovette alzare bandiera bianca a causa dell’appendicite.

Se da un lato mettersi al volante di una Formula 1 è il sogno di Dino, e di tutti i giovani piloti che puntano al grande salto, dall’altro farlo durante un weekend di Formula 2 non è mai ottimale. A differenza di quanto accade in F1, dove le qualifiche si svolgono solitamente il sabato, nella categoria cadetta non è così. Il fine settimana, infatti, prevede esclusivamente una sessione di prove libere prima di andare subito in qualifica al venerdì, lasciando poi una gara al sabato e una alla domenica.

ESCLUSIVA - Dino Beganovic: dalla Ferrari Driver Academy al sogno Formula 1

Partecipare dunque alle FP1 di Formula 1 vuol dire prima disputare le libere di F2, poi salire sulla monoposto Ferrari, quindi tornare nuovamente in F2 ed essere subito competitivo per la sessione più importante del weekend.

Parlando proprio di questo, Dino ha sottolineato la difficoltà di questo processo, soprattutto per quanto riguarda i punti di staccata, che tra le due categorie sono completamente diversi perché, come dicono anche molti piloti, in F2 si guida al limite della vettura, mentre in F1 il limite a cui si arriva non è quello della monoposto, ma del pilota.

“Non è facile, soprattutto perché tutti i riferimenti che hai in Formula 2 per quanto riguarda i punti di frenata, e anche dove accelerare, sono diversi quando guidi una Formula 1, e poi cambiano nuovamente quando torni al volante di una F2 per disputare la tua sessione di qualifica. Non è stato facile, ma credo di aver fatto un buon lavoro, anche grazie al mio team che aveva preparato dei documenti subito dopo le FP1 così che potessi tornare nella monoposto di F2 senza troppe difficoltà, poiché avevo tutti i riferimenti che mi servivano in quei documenti, come ad esempio delle foto dei punti di frenata”.

“Onestamente devo dire che non è stato facile, ma sai, dopo averlo fatto una prima volta in Bahrain, la volta dopo a Spielberg, in Austria, è stato molto più facile per me”.

Quando poi gli abbiamo chiesto se proprio in questa occasione, o più generalmente quando si trova a Maranello, avesse avuto la possibilità di parlare con Charles Leclerc e Lewis Hamilton, chiedendo loro anche dei consigli, lo svedese ci ha risposto dicendo: “Ovviamente abbiamo parlato prima e dopo la sessione di prove libere, ma non hanno avuto esattamente qualche trucco da condividere con me. Più che altro abbiamo parlato della macchina, dell’approccio da avere durante le FP1, ma non si è trattato di segreti, anche se allo stesso tempo è stato molto bello parlare con loro prima di salire in macchina”.

Continuando poi a parlare di motorsport e di Formula 2, gli abbiamo domandato di definire, secondo la sua opinione, il suo stile di guida ogni volta che scende in pista: “Il mio stile di guida è sempre stato piuttosto morbido e fluido, sia per quanto riguarda i movimenti del volante che per i pedali. Fin da quando ero in F4 sono molto forte nelle frenate, e ho la tendenza a spingere di più in ingresso curva, mantenendo però sempre un approccio fluido”.

“Questo è piuttosto vantaggioso specialmente nei giri di qualifica, ma allo stesso tempo essere delicati è utile per la gestione degli pneumatici. Questo è il modo in cui guido e normalmente preferisco un’auto stabile in ingresso che mi permetta di spingere sempre al massimo”.

ESCLUSIVA - Dino Beganovic: dalla Ferrari Driver Academy al sogno Formula 1

Concludendo questa lunga parte della nostra chiacchierata con Dino Beganovic, abbiamo voluto tornare al punto da cui eravamo partiti: la FDA. Questa volta, però, ci siamo soffermati sul rapporto che lo svedese ha con i suoi compagni d’Academy. Nonostante in pista siano sempre tutti rivali, una volta tolto il casco tornano a essere amici: “Il mio rapporto con gli altri della FDA è buono, lo è sempre stato tutti gli anni. Sono cresciuto nella FDA. Quando sono arrivato all’epoca c’era Marcus Armstrong e per me è stato come un fratello maggiore. Anche Ollie è stato a lungo nell'Academy e abbiamo passato molto tempo insieme. In generale è sempre stato un bel modo di staccare dalla pista. Quasi tutti vivevamo nei dintorni di Maranello e quindi stavamo sempre insieme”.

“Anche adesso con Rafa, Tuukka, Alba e Nico è molto bello. Abbiamo fatto un training camp insieme qualche settimana fa e ci siamo divertiti molto. Attualmente sono il più grande tra i piloti dell’Academy, io che quando entrai ero piccolissimo, il più giovane di tutti. Sì, il tempo passa, ma è ancora molto divertente”.

Si ringraziano Dino Beganovic  la FDA e la Scuderia Ferrari HP per la cordialità e la disponibilità mostrata nell'intervista. La riproduzione parziale di questo contenuto esclusivo è possibile previa citazione dell'autore (Giuseppe Cianci) e della fonte Formula1.it con il link al contenuto originale.

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Foto: Scuderia Ferrari HP


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