Il metodo Ferrari non convince più Hamilton
08/05/2026 15:00:00 Tempo di lettura: 3 minuti

Ci sono weekend che iniziano molto prima della pista, quando un pilota prova a unire ciò che vede sullo schermo a ciò che sentirà sull’asfalto. A Miami, Lewis Hamilton ha capito presto che quel filo non si stava formando: i dati sembravano giusti, la preparazione era la stessa di sempre, ma qualcosa non tornava. E quando la Ferrari è scesa in pista, quel dubbio è diventato certezza.

 

Un weekend che ha incrinato la fiducia negli strumenti

Il metodo Ferrari non convince più Hamilton

Il fine settimana di Lewis Hamilton a Miami si è trasformato in un piccolo caso interno. Il sette volte campione del mondo ha ammesso che il simulatore Ferrari lo ha portato «nella direzione sbagliata», dopo una qualifica chiusa solo al sesto posto e una gara compromessa dal contatto al via con Franco Colapinto.

Hamilton ha spiegato che la correlazione tra simulatore e pista non ha funzionato:
«Ci alleniamo al simulatore, poi arriviamo in pista e la macchina sembra diversa una volta lì».
E ancora: «Non mi piacciono i simulatori, ma ci vado ogni settimana per lavorare sulla correlazione… poi arrivi in pista e quell’assetto non funziona».

Nel formato sprint, con una sola sessione di libere, il margine di manovra è minimo. «Hai solo sei giri per capirne il funzionamento», ha detto. E in quel contesto, Hamilton sente di aver imboccato la strada sbagliata già dal venerdì.

 

La scelta di cambiare rotta e il rimpianto per l’assetto di Leclerc

Hamilton ha ammesso che avrebbe dovuto seguire la direzione di Charles Leclerc sin dall’inizio:
«In un mondo ideale, avrei dovuto partire da dove si trovava Charles… avremmo avuto un weekend più forte».

Da qui la decisione drastica:
«Non mi allenerò al simulatore da qui alla prossima gara. Continuerò ad andare in fabbrica, ma ho deciso di prendermi una pausa».
E ha ricordato un dettaglio significativo: «Quando siamo andati in Cina ho vissuto il mio miglior weekend senza il simulatore».

Sulla vettura, Hamilton è stato chiaro: «Abbiamo iniziato con il piede sbagliato… la macchina non sembrava reattiva in entrata e poi c’era un sottosterzo massiccio a metà curva».
Un quadro che spiega perché, nonostante un passo discreto, non sia riuscito a sfruttare il potenziale della Ferrari.

 

Il weekend di Miami non è stato solo un risultato deludente: è stato un campanello d’allarme. Hamilton ha capito che la preparazione, più ancora della prestazione, stava diventando un limite.
La sua scelta di abbandonare il simulatore non è un gesto impulsivo, ma un tentativo di ritrovare un filo diretto con la pista, senza filtri digitali.
E forse, in questa Ferrari che ancora cerca la sua forma definitiva, il cambiamento più importante parte proprio da qui: da un pilota che decide di fidarsi di nuovo delle proprie sensazioni, prima di tutto il resto.

 

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Foto copertina x.com

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